domenica 28 giugno 2009

Verbale riunione 25 giugno

Prendo il decespugliatore e tento di fare un verbale non troppo squinternato.

Venerdì 25 giugno erano presenti all’angolo non ottuso di via Roma 11 Amaretti di Lidia, Dino Armand, Giuseppe Astore, Gennaro Baffa, Giovanna Baffa, Jacopo Baffa, Domenico Bastino, Bianco della festainrosso, Bianco di Raffaele, Bianco di Giovanni, Caffè di Diego, Mario Dellacqua, Laura Ferrari, Giovanni Garabello, Diego Goitre, Raffaele Latiana, Fernanda Mazzoni, Lidia Pautasso, Assunta Porporato.

La discussione si è aperta con alcune valutazioni disparate del risultato elettorale. Tutti d’accordo nel riconoscere che le proporzioni del distacco sono inaspettate. Le diversità iniziano quando si tratta di individuare il peso delle componenti che hanno alimentato la vittoria del Sindaco uscente. C’è chi ha messo in rilievo l’efficacia dell’esposizione mediatica (televisiva e giornalistica), chi ha sottolineato l’abile sfruttamento della vicenda Indesit, chi ha ricordato la debolezza della concorrenza di centrodestra. Alcuni attribuiscono il risultato alla popolarità del Sindaco, alla multiformità delle sue relazioni, alla sua capacità indubbia di raccogliere consensi elettorali, testimoniati anche dall’alto numero delle preferenze alle elezioni europee (un elettore su tre del Pd ha dato la sua preferenza alla Simeone). Altri sminuiscono questa componente e dicono che quei numeri sono pochi e non sono abbastanza indicativi di alta popolarità. La nostra incidenza – non so più chi l’ha fatto osservare - è stata nulla, ma non ce ne possiamo ora rammaricare, perché abbiamo consapevolmente scelto di non disturbare il centrosinistra e di non dare alcuna indicazione pubblica e collettiva di voto. Tuttavia, molti non erano stati informati delle decisioni che avevamo maturato e del percorso che avevamo scelto. Ciò vuol dire che dobbiamo semplificare i messaggi e i linguaggi se vogliamo essere presi in considerazione.

Abbiamo discusso poi della composizione della Giunta. Le indiscrezioni che ci raggiungono parlano di una Giunta che non rispetta l’impegno di “far decidere la gente” come diceva il segretario democratico e come ribadiva la lettera del sindaco agli elettori. Se così fosse, vuol dire che la parola data non ha alcun valore ed è un po’ difficile dialogare con chi prende gli impegni oggi e li disfa dieci giorni dopo. E’ chiaro che la coesione interna è compromessa da una gara per gli assessorati che non si sono voluti assegnare prima per timore di lacerazioni dannose in fase elettorale e rinviate alla fase successiva. Proprio su questo punto decisivo si era consumata la rottura con nonunomanoi e in quel frangente avevamo misurato il clima di scarsa solidarietà interna che si respirava in quella lista. Abbiamo concordato di legare ogni giudizio all’esame dei fatti e non alle voci. Perciò ci rivedremo dopo il Consiglio comunale del 29 per esprimere un giudizio ragionato e documentato.

Abbiamo concordato di avviare i lavori di preparazione di un convegno per settembre-ottobre dedicato alla commemorazione di Annibale ad un anno dalla sua scomparsa. Si tratta di ricostruire alcune tappe della sua biografia collocandola nella ricostruzione didattica di alcune tappe fondamentali della storia delle repubblica: la ricostruzione del dopoguerra, la rottura sindacale degli anni ’50, il disgelo della guerra fredda, la lenta risalita unitaria degli anni sessanta e l’avanzata degli anni settanta, fino al declino degli anni ’80. Si tratta di usare materiali filmati che permettano una rassegna leggera e didatticamente efficace, proponibile ad un pubblico giovane, da non riempire di nostalgie e di sensi di colpa per non aver vissuto stagioni irripetibili. Un piccolo gruppo di lavoro comincerà a trovarsi dopo il 2 luglio.


Approfitto per un nuovo spot a favore del pomeriggio di sabato 4 luglio con Alberto Tridente e Paola Lenarduzzi sulle fiabe e sulle verità della vita che esse raccontano.

Cordialità a tutti da Mario







martedì 23 giugno 2009

FAVOLE DA PAPA’

E NOVELLE DI FIGLIA

Quello strano bisogno di scrivere per sognare, per immaginare, per evadere

e per andare oltre, ma soprattutto per andare dentro i perché della vita,

le leggi del dolore e dell’amore, le gioie della scoperta, della rivolta,

della crescita e della conquista dell’autonomia…..

Ne parlano

Alberto Tridente

Autore di " Dieci favole per Omer "

Edizioni Angolo Manzoni.

PAOLA LENARDUZZI

SCRITTRICE NONESE

Autrice di Novelle per bambini e sognatori

Edizioni Boopen

Sabato 4 luglio ore 16

UN ANGOLO NON OTTUSO

DI VIA ROMA 11 A NONE

…con merenda e musica

La Fondazione dell’Orso Liberamente

sabato 20 giugno 2009

Un bilancio morale della 19° festainrosso a None

Care amiche e cari amici, care compagne e cari compagni,

mi dicono dal Ministero di non ripetere sempre le stesse cose, ma non so se vi ricordate. Per me l’essenziale non è cambiato. Conserva intatta la sua attualità e la sua capacità di alimentare l’impegno presente e di illuminare le prospettive per il futuro. Ripeto che si lavora così duramente, a ritmi così intensi e stressanti perché ciascuno di noi nel suo piccolo, contribuisce a costruire un momento in cui le tradizioni del pensiero anarchico, comunista, socialista, popolare, ambientalista e pacifista del Novecento si incontrano e si mescolano per tradursi in opere concrete di solidarietà sociale, per migliorare la qualità della vita quotidiana a None, per promuovere la cooperazione con i popoli oppressi. Guardando lontano non perdiamo la capacità di vedere vicino e anzi aguzziamo la vista. Per questo le sconfitte elettorali ci amareggiano, ma non ci piegano. Certo, ci devono indurre a riflessioni non ordinarie e a correzioni non burocratiche. La litigiosità della sinistra ci disarma e ci esclude. Non può più essere curata con i richiami alle identità delle falci e dei martelli. Non può più salvarsi rincorrendo un’impossibile rivincita elettorale. Noi abbiamo imparato a legare le ragioni del nostro persistente e fiducioso impegno non all’aumento o alla diminuzione dei voti. La litigiosità della sinistra annulla le buone ragioni che alimentano le sue sacrosante richieste di ridistribuire la ricchezza, di riformare l’economia conciliandola con l’austerità dei consumi e con il rispetto della natura, di promuovere la pace e l’uguaglianza tra i popoli raccogliendo la sfida che viene dall’immigrazione. Noi crediamo nell’umanità e nella legalità, non nella violenza dei fili spinati. Non ci sentiamo rassicurati dai respingimenti e dalle espulsioni a danno dei poveri cristi che hanno l’unica colpa di voler fuggire dalla guerra o dalla fame. Non dimentichiamo che anche i nostri nonni e noi stessi siamo emigrati. Quelli non hanno nessuna colpa se sono nati là, mentre noi non abbiamo alcun merito per essere nati qua. Dunque, non facciamo i furbi e apprestiamoci alla fatica dell’integrazione, perché da questa fatica dipende il futuro della civiltà e della vivibilità delle nostre case, del nostro vicinato, delle nostre scuole, dei nostri ospedali, dei nostri mercati, dei nostri luoghi di lavoro e delle nostre strade.

Siamo orgogliosi del nostro sud, delle terre povere e dei mestieri da cui provengono molti di noi, dei nostri asini e delle nostre caprette, delle falci e dei martelli che i nostri nonni e genitori hanno adoperato nelle fabbriche e nella campagne del nord per ricostruire l’Italia dopo aver patito e attraversato la guerra del nazifascismo. Abbiamo saputo progredire. Ci siamo emancipati dalle dipendenze clientelari. Ci siamo istruiti. Abbiamo difeso la dignità del nostro lavoro nella fabbrica, nell’ufficio, nella scuola, nella pubblica amministrazione, nell’artigianato. Abbiamo tante volte perso e tante volte sbagliato, ma non siamo voltagabbana. Non sentiamo il bisogno di salire sul carro del vincitore. Soprattutto, non siamo reduci dal nulla.

La nostra gioia e la nostra forza sta nel lavoro gratuito, volontario e liberamente scelto. Questo ci fa superare le sconfitte e i momenti inevitabili di tensione che si creano tra di noi. Sappiamo che c’è in ognuno di noi una parte ingiusta, egoista, pettegola e vile. Durante la festa questa parte viene sconfitta dall’affiorare delle risorse morali della generosità, dell’altruismo, della tolleranza che in uguale quantità è nascosta in ciascuno di noi. Bisogna saper costruire momenti in cui la parte migliore possa prevalere. E bisogna essere tolleranti: i difetti degli altri sono lo specchio dei nostri.

Aggiungo che non bisogna vergognarsi degli errori che abbiamo commesso. Gli errori o i motivi di contrasto non vanno taciuti. I veri amici le cose se le dicono in faccia e non alle spalle. Certo questo comporta una fatica, perché come dimostrano le recenti vicende elettorali nonesi, sarebbe stato più comodo evitare la sofferenza di certe lacerazioni in nome del quieto vivere, dell’unità che ci avrebbe fruttato qualche vantaggio di partito, qualche posto sicuro. Abbiamo preferito rischiare l’asprezza della parola e ci teniamo i nostri torti e le nostre ragioni. Sono convinto che solo la chiarezza e la franchezza della dialettica sanno tenere aperti gli spazi dell’unità. Il resto è “detto non detto”, è il rinvio di una faticosa mediazione, è ambiguità ed ammiccamento. E’ il sottinteso che costruisce sulla sabbia e prepara le frane più ingloriose.

Nelle organizzazioni del movimento operaio e socialista, nessuno può pretendere di avere carta bianca e di decidere su tutti gli altri. Gli amici e compagni che ragionano ancora così vanno aiutati a capire che dalle nostre parti vale l’apprendistato del “comandare obbedendo”. Così noi combattiamo le gerarchie e costruiamo l’uguaglianza nelle nostre relazioni, senza poteri e privilegi.

Guardatevi indietro e poi interrogate la vostra coscienza: la storia del socialismo, specie quello che ha preso il potere, è una storia di fallimenti economici e di repressione delle libertà democratiche. Tuttavia, rovistando nel cumulo di macerie che il comunismo del Novecento ha lasciato sul terreno, un messaggio resta valido, ci illumina, si salva e ci può salvare: l’emancipazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori medesimi, nessun diritto senza doveri e nessun dovere senza diritti, l’emancipazione non scende dall’alto, ma sale dal basso, con il tempo e con gli altri. Per questo sollecitiamo partecipazione, responsabilità, libertà, istruzione continua.

Vogliamo uomini liberi e protagonisti consapevoli. Non tifosi. Non clienti.

Però qualcosa si muove nella direzione giusta.

Quando i giovani dell’Oratorio e della None Pro Loco organizzano una partita di calcio e destinano 441 euro alla fondazione dell’Orso per i lavoratori minacciati dalla disoccupazione, non mi colpiscono solo al cuore per l’omaggio alla memoria di un amico che per me è stato come un secondo padre al quale devo gran parte della mia istruzione, del mio apprendistato e della mia formazione politica. Essi mi dicono che siamo sulla strada giusta. Oggi le vie dell’impegno politico non presuppongono necessariamente un’appartenenza di partito, ma possono trovare sempre il modo di esprimersi con una felicità e spontaneità unilaterale che esclude ogni trattativa e scommette sull’effetto contagioso che una buona azione può avere.

Quando Donato, con la sua umiltà ammirata da tutti, riesce a vendere tutti i biglietti della sottoscrizione a premi, penso che siamo sulla strada giusta perché quelli che li comprano sanno che siamo diventati negli anni un centro di raccolta di solidarietà concreta e cominciano a stimare la nostra opera. Dobbiamo continuare.

Quando in questo angolo non ottuso un gruppo di donne e di uomini stranieri imparano le lettere dell’alfabeto alla scuola di Domenico Bastino con una determinazione commovente, mi rendo conto che siamo sulla strada giusta perché mi sembra di vedere uscire dalle fotografie, dal mito e dall’iconografia l’atmosfera di laboriosità per l’emancipazione e per l’istruzione che animava le scuole popolari del primo novecento. E’ lì che è nato il socialismo di cui oggi abbiamo bisogno come il pane. E’ guardando quelle facce così diverse dalle nostre che mi rendo conto che il futuro sta nelle nostre origini. Non mi monto la testa proprio adesso a 56 anni. Siamo una realtà di piccoli numeri che possono moltiplicarsi se sapremo sfruttare le possibilità offerteci dalla generosità di compagni come Orso che hanno risparmiato in tutta una vita di sobrietà per affidarci i loro beni e sfidarci ad amministrarli con intelligenza, gioia e rigore. Perciò dobbiamo allargare, approfondire, moltiplicare le nostre relazioni sociali con i tanti che aspettano da noi un aiuto, un investimento, una fiducia, un ruolo utile. Noi siamo alla ricerca di costruttori del miglioramento collettivo della vita quotidiana. Non abbiamo paura, perché dal poeta Galeano, che tanto era amato da Renato Lattes, abbiamo imparato che l’utopia è come l’orizzonte: cammino due passi e si allontana due passi. Cammino dieci passi e si allontana dieci passi. L’orizzonte è irraggiungibile. E allora a cosa serve l’utopia? Serve per continuare a camminare. E da Bruno Trentin ho imparato che l’utopia concreta della democratizzazione della vita quotidiana è la frontiera del nostro nuovo modo di fare politica. E da Martin Lutero ho imparato a rimettere tutto a Dio perché tutto gli appartiene, ma anche a darmi da fare come se tutto dipendesse da me. E invece so anche che, come diceva Guevara ai figli, da solo ciascuno di noi non vale niente. Già Leopardi diceva che gli individui non sono mai virtuosi, solo le moltitudini sono virtuose. E io stesso non potrei qui provare l’impagabile felicità di parlarvi senza il vostro lavoro, senza la vostra libertà che vi ha fatto scegliere di prendere giorni di ferie, di vegliare di notte, di devastare le vostre case e le vostre giornate come in un trasloco, di affrontare le inevitabili tensioni o incomprensioni che accompagnano solo chi lavora e si mette in gioco.

Il giudizio sui conti, sull’organizzazione, sugli errori da non ripetere e sui comportamenti da correggere, sulla destinazione dei fondi, sulle prospettive è nelle vostre mani. Senza distinzione tra iscritti e non iscritti, perché è il lavoro che dà dignità e peso al diritto di parola. Per quanto riguarda gli importi prospetto alcuni ragionamenti illuminati dalla scintilla del dubbio, questo roditore dell’anima. Ricordo che nella riunione del 17 marzo abbiamo deciso di destinare 500 euro all’Amref, perché ci sentiamo in dovere di sostenere l’opera dell’associazione africana di Giuseppe Migliore che ha contribuito con una generosità possente ai lavori della festa in un settore decisivo come quello della cucina. Faccio presente la necessità di confermare il nostro sostegno a Mehlab che unisce None all’Eritrea in un legame ormai famigliare con tanta parte dei nonesi, credenti e non credenti. A Mehlab hanno bisogno di tutto, è venuto a dirci padre Mattewos, e possono contare quasi esclusivamente sul sostegno nonese. Chiedo all’assemblea di valutare un contributo anche a Italia-Cuba, che da anni vivacizza la festa e la sprovincializza gettando uno sguardo sui problemi dell’America latina, come Amref fa con l’Africa. Occorrerà poi tenere conto che quest’anno due nuove tensostrutture hanno reso più accogliente l’impatto visivo dell’area di via Faunasco. Un grande risparmio è stato raggiunto grazie all’interessamento tenace dell’Auser con cui è ormai consolidato un progetto di collaborazione e di solidarietà risalente a una nostra iniziativa del 2002. Occorrerà tenere conto, nella definizione degli importi, che l’anno scorso la destinazione di mille euro è rimasta invariata grazie al versamento del contributo di 600 euro di Teresa Vigliotta (in totale nel quinquennio del suo mandato amministrativo 1800 euro) e grazie alla sottoscrizione di mille euro di un anonimo sostenitore delle festa. Per la formulazione delle proposte attendo la relazione contabile e la discussione successiva che sollecito e mi auguro supportata da pacati argomenti.

Per il futuro, il mio parere è che la festa debba accentuare sempre più le sue caratteristiche di apertura. La festainrosso è nata da Rifondazione comunista, ma vive grazie al calore dell’apporto che respiriamo tutti gli anni quando la vediamo frequentata da uomini e donne di tutti i mestieri e di tutte le fedi politiche e religiose. Ciascuno a suo modo apprezza il nostro impegno per promuovere la solidarietà con l’Auser e con la comunità di Mehlab in Eritrea.

Il mio parere è che i lavoratori della festainrosso, nel corso dell’anno, devono avere l’opportunità di incontri e di viaggi a prezzi molto agevolati, specie per le famiglie, che permettano in un colpo solo di star bene (cioè mangiare e bere bene), di soggiornare in posti belli o nuovi, di istruirsi e di formarsi una preparazione politica. Qualcosa abbiamo già fatto nelle serate che abbiamo organizzato l’11 novembre 2006 sull’invasione di Ungheria del 1956 con Claudio Canal e Francesca Spano e il 23 marzo 2007 sull’ICI con Gian Piero Clement. e su don Milani il 27 ottobre 2007, con il viaggio a Mauthausen del 1 maggio 2008 in collaborazione con il Mondo, l’Auser e Liberamente, con la partecipazione di Andrea, Fabrizio e Jacopo al seminario delle Acli a Cesana il 17-20 luglio dedicato al tempo di lavoro e al tempo di vita. E poi ancora con il pellegrinaggio al Museo Cervi del 24 ottobre 2008, con il viaggio di fine aprile al Bernina. Abbiamo in programma un convegno su Primo Mazzolari in ottobre che può raccogliere la collaborazione di una pluralità di voci nonesi e non solo nonesi. Liberamente, il Mondo, Nonunomanoi, la Fondazione Vera Nocentini, l’Auser. Idem si può dire di un altro viaggio di istruzione a settembre nelle Langhe della Resistenza.

Dobbiamo intensificare questi incontri e renderli gratificanti con buone letture, buona musica e buone bottiglie, caffè equosolidale.

Noi abbiamo bisogno di costruire altre occasioni piacevoli, costruttive e gratificanti per stare insieme, ancora crescere e sempre imparare. Abbiamo un grande bisogno e un grande piacere di conoscerci, di parlarci, di capirci, di stare allegri. Fateci caso, anzi pensiamoci non per caso: questo nostro grande bisogno è il vero bisogno nascosto e insoddisfatto che rende avara e arida la vita di tante persone che incontriamo tutti i giorni. E’ un bisogno che non si misura sempre in soldi. Il loro bisogno è lo stesso bisogno che può incontrarsi con il nostro.


Un affettuoso e commosso abbraccio da Mario Dellacqua

None, 19 giugno 2009


venerdì 5 giugno 2009

NONE IN EUROPA?

C’è chi vuole mandare più Italia in Europa, chi intende spedirci il Lazio, l’Umbria o la Calabria, la sua provincia o comunità montana. Tutti desiderano collocare i propri augusti e incompetenti sederi sulle poltrone di Starsburgo. Non una sola idea o proposta sulle politiche europee, sui grandi temi comuni all’intero continente si è fatta strada in questo strepitìo condominiale di euroanalfabeti. Dal principale leader di partito all’ultimo peone mediatico piazzato in lista


M. BASCETTA, Strasburgo, provincia d’Italia, “Il Manifesto”, 5 giugno 2009.

VIA I TATSEBAO

Il Comando dei Vigili Urbani ha disposto la rimozione dei ta-tse-bao da piazza Cavour e dagli altri incroci più frequentati. La regola impone che la pubblicità elettorale si svolga solo negli spazi consentiti. Naturalmente, le informative delle istituzioni e i messaggi delle autorità costituite non sono raggiunte da questo divieto. E così, su un cartello della Protezione civile, campeggia ora in esclusiva una comunicazione dell’assessore al Lavoro Cammuso Alessandro che si preoccupa di far sapere che cosa fa il suo assessorato per contrastare la precarietà del lavoro.


RE: Un impegno, ma anche un nuovo impegno.

Caro Stefano,

alcune considerazioni in ordine sparso.

Nel tuo post dici che la conflittualità nella maggioranza è stata “MAI POLITICA SEMPRE PERSONALE”: non ero in consiglio, non ho mai fatto parte di SeP, ma mi pare di capire che il rancore nasca da un’idea un po’ storta della politica, soprattutto del Sindaco e delle persone che le sono più vicine. Dalla pretesa di “non fare politica, perché le buche non sono di destra né di sinistra” (ma l’atteggiamento verso i migranti, per esempio, altroché se è di destra o di sinistra). Dalla tendenza – assai poco politica, o in un senso molto storto – a distribuire promesse e favori anziché a lavorare sui diritti di tutti e sulla partecipazione alla vita pubblica (il mio raccontino sul “Mondo” di maggio si basa su un fatto vero; una cretinata, ma indicativa). Dalla scarsa disponibilità al dialogo – a questo proposito, fammi usare la penna rossa del maestrino per un tuo lapsus. Quando nel post parli delle «"contraddizioni in essere" che sono, per quanto mi riguarda un vulnus alla rappresentanza effettiva e alla democrazia»: immagino, spero che tu volessi dire il contrario di quello che hai detto – “vulnus” significa: “ferita, offesa, lesione di un diritto”…

Le primarie: certo, solo uno strumento. Ed è ovvio che, trattandosi di persone dello stesso schieramento, le differenze “ideologiche”, in senso molto lato, saranno poche; saranno proprio gli atteggiamenti ad essere diversi. (Permetti che Obama mi stia più simpatico di Hillary Clinton?) Che abbiano votato fino a ieri in modo compatto: che c’è di strano? O quando parli dei “ravvedimenti dell’ultim’ora”. A parte le banalità che “solo i cretini non cambiano idea” e che “meglio tardi che mai”: siccome ci sei dentro, avrai presente cos’è la vita dell’amministrazione, e quanto poco spazio lasci al confronto – soprattutto se, evidentemente, questo non interessa, o viene percepito come un “vulnus” alla vita della maggioranza (“Non perdiamo tempo in chiacchiere, con tutto quello che c’è da fare!”). E sempre per la serie “meglio tardi che mai”: non so, non credo che SeP finora “fosse così aperta alla cittadinanza da prevedere confronti pubblici per la scelta dei candidati”, ma meno male che ci siamo finalmente arrivati! O non bisognava farlo, perché non si è mai fatto?

La “rivendicazione degli spazi”, il fatto che “la lista civica non nasce oggi”: certo, solo che uno si aspetterebbe che il Sindaco, nel suo ruolo di capo-compagine, avesse il buon senso e la lungimiranza di puntare sulla qualità dell’amministrazione, e quindi sulle competenze. Sulle persone che valgono, e non su quelle mediocri – ma portatrici di consenso. Per Giovanni Garabello e quelli di nonunomanoi il discorso dei 4 assessori era inscindibile dal dichiararli prima delle elezioni; per questo non ci si è ‘accontentati’ del compromesso “2 a voi, e i nostri 2 ce li gestiamo noi”; non era questo il discorso. Onestamente, la scelta di dare gli assessorati a seconda dei voti raccolti è del tutto indifendibile; che poi sia la prassi, è un altro discorso. Questa è stata un’occasione persa per fare qualcosa “di sinistra”. La democrazia del “chi ha più voti ha più ragione” è una democrazia prettamente populista – cioè quantomeno dubbia e ambigua (berlusconiana?).

Nonunomanoi è arrivato certamente tardi; se fosse nato un anno prima le cose sarebbero forse andate diversamente, e qui, come dice Mario, ci sono varie colpe e vari “padri riluttanti”. Forse avrebbe avuto un peso diverso e si sarebbe giunti a dei compromessi “veri”, forse si sarebbe deciso di far nascere una lista vera e propria, non raffazzonata come lo sarebbe stata inevitabilmente adesso. Ma mi appello ancora alla massima “meglio tardi che mai”, e ho molta fiducia nel futuro e in quest’esperienza un po’ fluida, che io vedo come una sorta di centro di attrazione, un nucleo con molti elettroni, una bacinella in cui buttare delle idee e provare a fare delle cose. Non proprio un partito, una cosa tipo un movimento – con una responsabilità (non una leadership, per carità!) diffusa. Proprio sul “senso di responsabilità” ci sarebbero diverse cose da dire – nel mio ruolo di elettrone attendo con ansia, in ogni caso, i risultati della valutazione a cui accenni tu, “DOPO la campagna elettorale”. Fammi sapere; dal tono del tuo post si direbbe che fai parte della commissione esaminatrice. Ma non c’è un conflitto di interessi, se ribadisci 4 o 5 volte di “far parte” di nonunomanoi? (Scusami, in cauda veneno. Credo che alcune persone si siano raccolte intorno a questa bacinella proprio perché non amano gli ammiccamenti, il “volemosebbene”, la capacità di tenere il piede in tutte le scarpe – insomma, non è il caso di venire ad ammiccare proprio qui. Voglio solo dirti: sono contento che ci sia anche tu, ma vediamo di non esagerare. Dialoghiamo pure, ma senza troppe pacche sulle spalle).

Basta, questo post è ormai un pamphlet. Un caro saluto a te e a chi legge,

Massimo Bonifazio