lunedì 23 novembre 2009

Centrale a biomasse - Posizione della Lega

POSIZIONE DEL GRUPPO LEGA NORD DI NONE SULL'EVENTUALE CENTRALE A BIOMASSE SUL NOSTRO TERRITORIO

Intanto una PREMESSA: noi non siamo toucourt contro la possibile installazione di una centrale a cogenerazione (cioè in grado sia di produrre energia elettrica che calore) a biomassa legnosa

La Lega Nord, per dirla in termini più generali, non ha l'atteggiamento definito N.I.M.B.Y ( acronimo inglese per Not In My Back Yard, lett. "Non nel mio cortile") con il quale si indica una presa di posizione prevenuta riscontrabile nelle proteste contro opere di interesse pubblico: atteggiamento di coloro che, pur riconoscendo come necessari, o comunque possibili, gli oggetti del contendere, non li vogliono nel proprio territorio a causa delle eventuali controindicazioni sull'ambiente locale (ma le medesime opere che non vanno bene “nel loro cortile” vanno bene a casa degli altri...)

Tuttavia ci pare che sulla questione specifica siano ancora troppe le domande che attendono una risposta:

La quantità di cippato (legno ridotto in scaglie) occorrente per alimentare la centrale e la provenienza del combustibile, nonché come sarà certificata quest'ultima;
L'esatta potenza da erogare per eventualmente soddisfare il bisogno di tutta la cittadina e la “taratura” in tal senso di quella in esame;
A chi sono in capo sia le competenze legate alla costruzione delle infrastrutture di distribuzione del teleriscaldamento, sia i costi inerenti;
L'impatto ambientale, vale a dire il risultato della “somma” della qualità dell'aria rilevata a None e delle polveri immesse dal processo di combustione della centrale;
Il costo all'utente finale dell'energia rispetto alle cifre che paga oggi sulla bolletta.

Infine, elemento basilare di cui tener conto, considerate la proliferazione di richieste nella provincia di Torino e, più in generale in altre zone della Regione Piemonte: "A fronte di questi numeri, benché la legge spiani la strada a questa modalità di singola trattativa, Provincia e Regione devono disegnare e dettare una pianificazione territoriale: diversamente verrebbe (e sta venendo) a mancare clamorosamente il ruolo che istituzionalmente ricoprono. Non solo: è necessario interrogarsi ulteriormente, alla luce di questo quadro, su quale sia la funzione delle deleghe attribuite ad istituti e manager non eletti dai cittadini, ma che gravano sulle finanze pubbliche, se poi i risultati sono amaramente questi".

Per tutti questi motivi

plaudendo alla disponibilità al dialogo di tutte le forze politiche e non,

non potendo fare a meno di prendere atto di un notevole cambiamento d'approccio alle problematiche (“modus operandi”, a nostro avviso, mai registrato prima, come ad esempio nel caso “ARGINE”)

Il gruppo “Lega Nord” di None dice NO alla Centrale a Biomasse sul nostro territorio

IL CAPITALISMO HA I SECOLI CONTATI

Conversazioni senza sviluppo con Mario & Mario

IL CAPITALISMO HA I SECOLI CONTATI

Errori ed esercizi di grammatica dell’economia e dell’ecologia

con la partecipazione di
Paolo Cacciari, Jean-Paul Fitoussi, Luciano Gallino, Serge Latouche, Riccardo Petrella, Carla Ravaioli, Giorgio Ruffolo, Amartya Sen, Prem Shankar Jha, Joseph Stiglitz e altri premi Nobel

di passaggio all’angolo non ottuso di via Roma 11

da sabato 28 novembre alle ore 17
(…salvo imprevisti)

venerdì 20 novembre 2009

IN ARRIVO UNA PETIZIONE

Il 18 novembre alle ore 21 si sono incontrati all’angolo non ottuso di via Roma 11 Giovanna Baffa, Domenico Bastino, Alberto Bertotto, Bianco di Nadia, Nadia Biscola, Biscottini di Roberto, Carletti, Roberto Cerchio, Fausto Conrero, Paolo Cremi Lai, Mario Dellacqua, Giovanni Garabello, Diego Goitre, Nebbiolo di Mario, Nino Lambra, Federico Rabbia, Flavio Rabbia, Mario Ruggieri, Mario Scaglia.

Come si vede, erano rappresentati l’associazione ecologista, la Lega Nord, il gruppo consiliare di Alternativa per None, il gruppo Nonunomanoi. Si è molto discusso senza rete e a più voci su biomasse, olio di colza ad Airasca, sorgo al Politecnico di Ancona, di provenienza del legname, di amministrazioni comunali troppo remissive nell’accettare che la programmazione del territorio sia diretta dai gruppi imprenditoriali, di barili da scaricare, palleggiamenti, palle e rinvii, di analisi delle ceneri, di teleriscaldamento che se rappresenta un vantaggio per il Comune dovrebbe presupporre l’assegnazione dell’incarico attraverso un bando pubblico, di moratoria di tutte le autorizzazioni su scala regionale in attesa di norme meno aleatorie in tema di programmazione .

Si è concordata una prima bozza, convergendo su un testo che risulterà tanto più efficace e convincente quanto meno conterrà il suggerimento di giudizi politici. Il testo, pertanto, si dovrà esaurire nella richiesta al Sindaco e all’amministrazione comunale di sospendere la concessione di tutte le autorizzazioni all’insediamento.

Si è anche concordato che l’obiettivo dovrà essere la costituzione pubblica, libera e democratica di un comitato che dovrà rivendicare il diritto di essere sentito nel corso del processo decisionale.

Il testo verrà inviato a tutti i partecipanti che potranno intervenire via mail per proporre aggiunte, correzioni, arricchimenti. Il prossimo mercoledì licenzieremo il testo definitivo perché ciascuno possa avviare la raccolta di firme.

Cordiali saluti a tutti.

Mario

giovedì 12 novembre 2009

Centrale a biomasse - IN ARRIVO UNA PETIZIONE

L’11 novembre alle 21 si sono incontrati all’angolo non ottuso di via Roma 11 Giuseppe Astore, Domenico Bastino, Roberto Cerchio, Cortese di Giovanni, Mario Dellacqua, Giovanni Garabello, Roberto, Mario Ruggieri, Gianluigi Saccione, Mario Vruna.

Prendo le scale e tento di fare una cosa che sembri un verbale.

Abbiamo concordato di distribuire il comunicato sottoforma di volantino, sia domenica prossima, sia il prossimo giovedì al mercato, sia individualmente nei caseggiati. Il passo successivo è la ricerca di un incontro con tutti i gruppi e tutti i singoli fin qui schieratisi contro la centrale per redigere un testo in calce al quale raccogliere una petizione che chieda a Sindaco e Amministrazione di non approvare l’insediamento dell’impianto. L’invito va rivolto a tutti in forma aperta senza creare discriminanti politiche, quindi alla Lega, al Pd, alle associazioni ambientaliste, alla minoranza, agli agricoltori. Tutti devono sentirsi coinvolti nell’elaborazione del testo da proporre alla sottoscrizione dei cittadini.

Specie per merito di Roberto, abbiamo discusso molto vivacemente di affari e politica, di mafia, di Peppino Impastato e del valore che hanno i gesti di ribellione compiuti in aperta rottura con gli ambienti famigliari e sociali nei quali siamo cresciuti. La discussione è stata accanita e a tratti nervosa.

Non saprei bene ricostruirla nelle sue punte più alte e più interessanti di aspra tensione. Abbiamo ascoltato “la vera voce del popolo che non ha tempo di leggere nemmeno i volantini”, ma conosce le coltellate dell’esperienza e le “cicatrici” del lavoro umiliato e non sopporta le “ipocrisie” delle cose pensate ma non dette per furbizia.

L’irruenza di quell’intervento mi dà da pensare. E’ anche l’espressione di una volontà di partecipazione rivolta a noi. Io penso che ciascuno ha le cicatrici proprie da curare, come le altrui da rispettare. Ciascuno di noi è il risultato di tanti incontri casuali e voluti e di tante circostanze che ci hanno spinto di qua o di là, se a torto o a ragione lo scopriamo sempre dopo andando avanti. Dobbiamo cercare sempre l’unità, anche se siamo diversi e non dobbiamo pretendere di conquistare o di guidare gli altri. Non dobbiamo imporre agli altri di adeguarsi alla coerenza del nostro pensiero e del nostro comportamento, perché siamo tutti un divenire e un continuo ascoltare e imparare. Non dobbiamo lasciarci intruppare in una continua dolente rivendicazione del nostro punto di vista che non è mai seguito e perciò il mondo va male. Il mondo non va male perché gli altri non fanno come dico io, ma perché i diversi non sanno mettersi insieme per diventare noi.

Ciao lo zio mario

La scomparsa di Don Luigi. Luci e ombre di mezzo secolo

45 anni sono il meglio della vita. Perciò dobbiamo essere grati a chi, investendola interamente nella sua missione religiosa, ha incrociato la nostra educazione e accompagnato gli appuntamenti decisivi della nostra formazione umana e morale, del nostro percorso famigliare, scolastico o lavorativo.

Don Luigi era un’originale interpretazione di quel mistero di generosità e solitudine che segna le giornate di ogni prete. Finto burbero, sotto la scorza di un’apparente ritrosia, don Luigi nascondeva una vitalità sempre pronta ad esplodere in variopinti comportamenti di allegria contagiosa e imprevedibile.

Avevo 18 anni e gli dissi che stavo maturando una scelta decisiva. Sapevo che non l’avrebbe approvata. Mi rispose che era giusto. Dovevo sentirmi libero di andare dove volevo. Così feci e oggi parlo di lui con incerta prudenza, perché so che il mio punto di vista è molto parziale.

L’ambiente parrocchiale in quel mezzo secolo era fervido di laboriose opere: l’educazione dei giovani, l’accoglienza degli immigrati, l’assistenza ai poveri, agli anziani e ai malati, la cura per la liturgia. Per il resto, rimase sempre discretamente provinciale, cioè impermeabile ai fermenti innovativi che scuotevano il mondo cattolico e tutta l’Italia di quei decenni operosi.

Fuori gioco comunisti e socialisti a causa delle raccomandazioni all’incontrario che li tenevano lontani dai posti di lavoro sicuri (in Fiat o altrove), cattolici e liberali dominavano la scena. Pur in perenne competizione, erano però d’accordissimo nel trasmetterci l’educazione fascista che avevano ricevuto e ben assimilato. Qui la consegna era ferrea: “poche parole e molti fatti”. Dietro a questo motto (non a caso candidamente affiorato nella commemorazione elogiativa di taluno), emergeva un imperativo del regime che ebbe molto successo anche nelle generazioni successive: “qui non si fa politica, qui si lavora”.

La dittatura di questo principio fu (è?) incontrastata e accettata come arrivata dal buon senso e bevuta come l’acqua che sgorga da una sorgente naturale. Per carità, il successo di quel detto ha molte buone ragioni (anche “largo ai giovani” era uno slogan fascista: come dargli torto?). Ma, spinta alle sue estreme conseguenze, quella massima produrrebbe il rogo dei libri, la chiusura delle scuole, il licenziamento dei giornalisti. Anche se non furono così devastanti, gli effetti furono i seguenti: Mazzolari e “Adesso” sconosciuti, don Milani ignorato e bocciato, il Concilio interpretato come traduzione della messa dal latino all’italiano, Giulio Pastore neanche bazzicato, Padre Pellegrino e la sua “Camminare insieme” guardati con sospetto. Movimento sindacale, peggio che andar di notte.

Chi voleva partecipare ai sommovimenti culturali e sociali che stavano trasformando l’Italia, doveva andare a cantare in un altro cortile. Poteva salire sul treno per Torino o per Pinerolo dove, al Vandalino, alla Cisl o a San Lazzaro, si correva il rischio di sentir nominare Emmanuel Mounier e Jacques Maritain o addirittura di sentir parlare Josè Maria Gonzalez Ruiz, Carlo Borra, Tonino Chiriotti.

Sarebbe stato più fecondo un collateralismo pacifico e aperto con la Democrazia Cristiana. Ma il principio costituzionale che riconosce ai cittadini il diritto di “associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la vita nazionale” dalle nostre parti trovava e trova ancora vita dura. Allora, i rapporti con l’intero mondo politico erano (sono?) demonizzati, come merita lo scansafatiche che vuole una carriera di vantaggi gratuiti. Oppure erano (sono?) derisi, come merita chi, presumendosi troppo in gamba, insegue la propria cooptazione in un’élite. Così i rapporti furono (sono?) clandestini, sommersi e limitati alla scelta dei candidati per le elezioni amministrative. Il partito era (è?) tenuto in vita vegetalmente in attesa di essere usato come macchinetta elettorale al momento opportuno: quello dei fatti (la raccolta dei voti), e non delle parole (il pensiero).

Non so quanto i miei amici di allora condividano questa ricostruzione. Oggi, mutatis mutandis, sono tentato di concludere che niente di essenziale è cambiato su questo versante. Non so quanto don Luigi vedesse, accettasse o contrastasse questa deriva. Forse è vero, come ha detto il vicario del Vescovo, che un pastore plasma la sua comunità, ma ne è anche plasmato. E’ meno accettabile, secondo me, che la comunità cattolica non veda.

Mario Dellacqua


domenica 8 novembre 2009

Centrale a biomasse a None: MA CHI CI GUADAGNA?

  • Un impianto che utilizza come combustibile grosse quantità di materiale legnoso (cippato) può aver senso in zone altamente boscose mentre è sicuro che nel raggio dei prescritti 70 km. non c’è legname sufficiente per alimentare una centrale che brucerebbe 70mila tonnellate di cippato ogni anno (e si propone di essiccarne più o meno altrettante): perciò sarebbe probabile l’approvvigionamento di legname proveniente dall'estero, con il rischio di imbattersi in forniture contaminate anche da sostanze tossiche.
  • Oltre allo spreco energetico legato al trasporto della legna su gomma per centinaia/migliaia di chilometri (e alle ripercussioni sul traffico di mezzi pesanti a None) vi sarebbe quello ben maggiore legato al bassissimo rendimento elettrico della centrale (del 20% circa): le decine di migliaia di tonnellate di legno (anche se di scarto) necessarie all'alimentazione di tale impianto potrebbero essere sfruttate in modo ben più redditizio ed ecocompatibile.
  • Vista l'enorme quantità di legname da impiegare, non ci può essere alcuna garanzia di controlli efficaci in merito alla qualità dello stesso, con rischi di possibili ripercussioni sulla qualità dell’aria che respiriamo e faremo respirare alle nuove generazioni.
  • Dietro alle numerose richieste di insediamento degli impianti a biomasse, tutte estranee ad ogni programmazione, è evidente l’interesse dei gruppi imprenditoriali di puntare all’accaparramento selvaggio a scopo speculativo dei “certificati verdi” che finanziano la produzione di energie cosiddette alternative con ingenti contributi pubblici.
  • Visti gli altissimi costi (700-800mila euro al km) vi sono notevoli dubbi sulla effettiva disponibilità dell'imprenditore alla realizzazione di una rete di teleriscaldamento per None.

E se anche fosse, quale sarebbe il vantaggio per le famiglie, già allacciate ad un’efficiente rete di gas e che crediamo poco inclini a sobbarcarsi le spese di riconversione degli impianti attuali? Anche senza tener conto della necessità di sventrare il paese per le opere di allacciamento, quale sarebbe la convenienza economica di tale operazione?

  • L’iter di questo progetto presentato da Benarco è già stato avviato in Provincia e nessuno lo sta contrastando con la necessaria determinazione.
  • Il progetto in questione non fa parte di alcun programma elettorale. Al di là della nostra opposizione o di quella dei gruppi ambientalisti, l'intera minoranza, i sindaci dei paesi limitrofi, il PD nonese, non sono favorevoli all’opera: chi e purché sostiene la centrale a biomasse a None?

Chiediamo al Sindaco e all’Amministrazione comunale di opporsi ufficialmente a questo progetto e di difendere il territorio da impianti che implicano spreco di risorse naturali, non recano beneficio alla collettività, assicurano alle imprese profitti di tipo puramente speculativo e potrebbero minacciare la salute nostra e delle future generazioni.

Non è vero che il Comune è obbligato a subire queste operazioni speculative: può e deve usare tutti gli strumenti che la legge gli attribuisce per negare ogni richiesta di autorizzazione.