sabato 19 giugno 2010

CHI E' L'ASSESSORE ALL'ASSISTENZA?

No, tranquillizzatevi. Qui non voglio mettere in dubbio la regolarità delle recenti elezioni comunali o, peggio ancora, parlare di Giovanni Garabello che era vicesindaco e assessore all'assistenza e del suo equivalente alla Politiche per la Solidarietà Alessandro Cammuso.

No, niente di tutto questo. Piuttosto, vorrei porvi una domanda: chi è il nuovo assessore all'Assistenza? Mi spiego: chi ha la possibilità di collegarsi ad internet (da casa o dal luogo di lavoro), vada sul sito del nostro Comune www.comune di none.to.it e scoprirà che le elezioni del giugno dello scorso anno non sono mai avvenute. Giovanni Garabello è ancora l'assessore all'assistenza attualmente in carica (..)

Il vostro umile cronista ha chiesto ad esperti di informatica quanto tempo ci vuole ad aggiornare un sito. Un paio di ore, tre al massimo. Se proprio non si può fare diversamente, si possono avvisare gli eventuali visitatori che il sito è in via di ricostruzione, scusandosi del disagio e delle inesattezze.
Sì, perchè internet è una rete globale ed abbraccia tutto il mondo. Ve lo immaginate voi un Assessore all'Assistenza di una sperduta cittadina del Canada (esempio caro al mio Direttore) che si voglia gemellare con None e si colleghi con il sito ufficiale del Comune ed invii una e-mail, indirizzandola al suo pari grado, che è sempre Giovanni Garabello, considerato il fatto che le elezioni de 6 e 7 giugno 2009 non sono mai avvenute. Non sono mai avvenute nel mondo di internet, naturalmente. Ho avuto necessità di visitare il sito del Comune di San Bartolomeo al Mare, provincia di Imperia.
Anche là si sono tenute le consultazioni elettorali ed anche là è cambiata la maggioranza, con la differenza che ai primi di agosto il sito era già stato aggiornato. San Bartolomeo al Mare ha una popolazione di circa duemilatrecento abitanti ma, molto probabilmente, ha degli esperti informatici più “veloci”.
Chi è il nuovo assessore all'assistenza? (..) Se il buongiorno...

P.S. Mi è d'obbligo precisare, per dovere di cronaca, che questo pezzo è stato scritto il 27 agosto 2004, alle ore 18 e 49. In ogni caso, ben due mesi e mezzo dopo le elezioni comunali.

PP.SS. Mi è d'obbligo precisare, per dovere di cronaca, che questo pezzo è stato trascritto ricopiandolo quasi integralmente da un articolo pubblicato su “Il Mondo di None” del settembre 2004. L'unica variazione di rilievo riguarda la sostituzione del nome dei due Sindaci con il nome dell'assessore all'assistenza che sul sito del Comune di None il 18 giugno 2009 alle ore 16 risulta essere ancora Giovanni Garabello. In ogni caso, un anno dopo le elezioni comunali, non due mesi e mezzo. L'autore dell'articolo del settembre 2004 è attualmente consigliere delegato alle comunicazioni con i cittadini.

Mario Dellacqua

mercoledì 28 aprile 2010

Italiani, brava gente


Non razzisti (al massimo leghisti)
di Giovanna Baffa

Dal TG1 delle ore 20 del 27 aprile ho saputo che un notaio romano evadeva il fisco per due milioni di euro e che alcuni Comuni del Nord trafficavano con le ditte per manomettere i semafori in modo che arrivassero più multe ai cittadini e più soldi nelle casse dei Comuni (però fino all'80 per cento del bottino era spartito fra ditte e Sindaci).

Dallo stesso TG1 delle ore 20 del 27 aprile non abbiamo potuto conoscere nome e cognome del professionista romano e neppure quali fossero i Comuni implicati nell'affare dei semafori.

Se l'ubriaco, il ladro o lo spacciatore è straniero o anche solo meridionale, il TG1 ci dice sempre con precisione nome, cognome, nazionalità o provenienza regionale.

Avete notato anche voi che non è la prima volta?

martedì 27 aprile 2010

Referendum acqua, oltre 100mila firme nei primi due giorni di raccolta




COMUNICATO STAMPA

Centomila firme in 48 ore, parte alla grande la raccolta firme per i referendum
Il Comitato Promotore: "Un risveglio civile che parte dall'acqua"

Una partenza straordinaria quella della raccolta firme per i referendum per l'acqua pubblica.
Più che raddoppiato l'obiettivo che il Comitato promotore si era dato alla vigilia del lancio. Sono infatti oltre centomila le firme raccolte nel fine settimana della Liberazione in centinaia di piazze italiane.
Una mobilitazione impressionante che ha visto lunghe file ai banchetti di tutte le città e dei paesi. Un folla consapevole e determinata, che in alcuni casi ha fatto anche diversi chilometri per trovare il banchetto più vicino a casa (l'elenco completo è su www.acquabenecomune.org).
Oltre 12mila firme in un solo giorno in Puglia, 10mila a Roma, 4mila firme a Torino città, 3500 a Bologna, 2500 a Milano. Dati impressionanti dalle piccole città: 4200 firme a Savona e provincia, 2mila firma a Latina e Modena, oltre 1500 ad Arezzo e Reggio Emilia. Dati sorprendenti sui paesi 1300 firma ad Altamura, 850 a Lamezia Terme.
Molti sindaci e amministratori hanno firmato in piazza, tra cui i sindaci di Ravenna ed Arezzo (entrambi Pd). In Molise Monsignor Giancarlo Bregantini (Arcivescovo metropolita di Campobasso) ha firmato in rappresentanza dei 4 vescovi delle Diocesi della Provincia.
Il comitato promotore esprime tutta la sua soddisfazione per il successo delle iniziative. Siamo di fronte ad un vero e proprio risveglio civile, un risveglio che parte da associazioni e da cittadini liberi, un risveglio che parte dall'acqua.


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Luca Faenzi
Ufficio Stampa Comitato Referendum Acqua Pubblica
ufficiostampa@acquabenecomune.org
+39 338 83 64 299
Skype: lucafaenzi

Via di S. Ambrogio n.4 - 00186 Roma
Tel./Fax. 06/68136225 Lun.-Ven. 10:00-19:00
www.acquabenecomune.org





In morte del partito… politico

In morte del partito…
politico

di Gianni
Marchetto – aprile 2010

  • Mi è capitato
    di ascoltare per radio gli interventi di Fini, Berlusconi e Alfano e ne ho tratto oltre che lo scontro dentro il PdL una sconfortante analogia e realtà all’interno della forze di sinistra a cominciare dal PD.
  • Fini, in fondo in fondo, cosa chiede al PdL (e a Berlusconi): una relativa autonomia del partito dall’azione del governo, che dice giustamente è di coalizione e quindi non può rappresentare le idee del partito, visto poi che il partito di coalizione è la Lega che della autonomia di partito dal momento della sua azione nelle amministrazioni ne ha fatto la sua ragione d’essere.
  • Macchè, il Berlusconi gli risponde enumerando tutte le cose che ha fatto il suo governo, tant’è che nell’assemblea fa intervenire uno dietro l’altro i vari ministri del governo, facendo così coincidere l’azione del PdL con l’azione del governo. Ma d’altra parte cosa ci si aspetta, lui il Berlusca, cosa gliene frega del partito, della sua autonomia, ecc, lui che l’ha fondato sul predellino di una macchina, che ha portato in politica una concezione da padrone, da amministratore delegato.
  • Diversa invece è stata la risposta di Alfano il quale anzi rivendica “teoricamente” l’attuale impostazione del PdL: un rapporto diretto tra il leader e il “popolo” che si identifica con questo nel caso sia all’opposizione e maggiormente quando è al governo, il partito deve essere funzionale a questa idea.
  • Povero Fini, lui che viene dalla tradizione della destra italiana (il fu MSI) che giocoforza è stato tagliato fuori dai governi locali e maggiormente da quello nazionale fin dalla sua nascita, cresciuto quindi in un ambiente dove (giocoforza) si è dovuto misurare con gli aspetti di elaborazione culturale, di strategia, ecc. vedere il proprio partito (il PdL) appiattirsi solo sulla governance egemonizzata dalla Lega, per giunta.

  • Diversa è la situazione nella Lega. Diversi commentatori fanno rilevare la forte analogia tra il fu PCI e la sua attuale strategia (di lotta e di governo) e la sua territorialità. Vero però… io vedo una analogia del tutto rovesciata rispetto al fu PCI: 1° perché di “lotta e di governo” nella esperienza del fu PCI c’era il “governo” a partire dall’essere all’opposizione (sempre in campo nazionale) e, pur maturando anche
    nell’allora PCI, il partito degli assessori, l’autonomia del partito dalle cose amministrative si faceva, eccome, sentire. Es. da me conosciuto a Torino: uno poteva aspirare a segretario della federazione se passava come responsabile della Commissione Fabbriche, se no…ciccia! 2° la “narrazione” a livello del territorio si basava sull’avere a disposizione centinaia e migliaia di quadri impegnati chi nell’attività del partito, chi nel sindacato, chi nella cooperazione e uno sterminato “saper fare” che caratterizzava la militanza comunista, altro che la presenza ai soli “gazebo” in piazza – 3° cosa molto più importante, un
    rapporto dialettico tra “esperienza e scienza”, tra la cultura accumulata nel partito e la verifica continua con l’esperienza che larghe masse facevano quotidianamente sul loro vissuto. In pratica era
    evidente una “pedagogia di massa” nei due sensi dal centro alla periferia e viceversa. Cosa centra con questa “pedagogia di massa” l’attuale conformazione della Lega?! Anzi io vedo l’esatto contrario:
    in maniera la più opportunistica possibile l’appiattirsi sulla sola pancia dei propri elettori, di più, cavalcare le cose più irrazionali che da lì vengono fuori (anche quando si tratta di elettori operai).
  • Cosa centra per es. chiedere che uno straniero che voglia fare l’imprenditore deve sostenere un esame in italiano, chiedo: si può sostenere che un imprenditore che svolga questa attività in Italia possa farlo senza conoscere l’italiano. Ma andiamo! Il problema a me pare sia un altro con delle conseguenze
    colossali. Faccio un esempio: per arrivare ad essere un muratore o un carpentiere provetto (vale per qualsiasi altra professionalità), ci vanno circa 4 anni (o 5 in alcuni casi) di attività pratica, oltre
    alla conoscenza del disegno e di particolari norme attinenti alla professione. Bene, quanto ci va per lo stesso muratore per diventare imprenditore? Mezza giornata, basta che il nostro vada alla Camera di Commercio, paghi i relativi bolli e … il gioco è fatto! Ma cosa sa questo nostro nuovo
    “imprenditore” su: il Diritto del Lavoro (i contratti collettivi es.), sulla Legge 81/2008. Assolutamente nulla, è un autentico “caprone”, e ciò è abbastanza evidente, comprensibile, chiaro: il nostro non ha trovato nessuno a raccontargliela.
  • Non sarebbe questa una “riforma” da introdurre nel panorama italiano fatto di una miriade di piccole imprese e di imprenditori, specie in aumento quelli di origine straniera: ergo io stato ho in mano le chiavi della tua macchina (la tua impresa) e te le darò quando tu imparerai a guidare la macchina, se no… ciccia. La situazione, io vedo che, invece diamo le chiavi delle macchine (le imprese) anche a coloro che non sanno come guidarle, con i disastri sul fronte es. degli infortuni (ca. un milione l’anno) che per ben il 20% capitano anche ai nostri nuovi “imprenditori”. Non voglio dire che ciò sarebbe la soluzione di tutti i mali, però chi fa un primo passo nella direzione giusta, può procedere bene per gli ulteriori passi.

  • Ma nel nostro campo, nelle formazioni di centrosinistra (dal PD a RC passando per l’Italia dei Valori a SEL) le cose forse stanno meglio? Stanno nella stessa situazione di come stanno nel PdL di Berlusconi. Ma almeno là c’è un Fini che comincia a sbraitare. Qual è il nostro Fini?
  • C’è una qualche formazione politica nel centrosinistra che “racconti di un sogno” da realizzare, magari attraverso piccole sperimentazioni, per tentativi ed errori, a piccoli passi: 20 ore di lavoro produttivo, 8 ore di lavoro riproduttivo (per riprodurre la natura che in maniera del tutto imbecille da oltre 100 anni andiamo allegramente scassando), e 8 ore di formazione permanente. Sarebbe o no una alternativa all’attuale sistema, in crisi profonda tra l’altro. E se non ora quando?
  • E chi lo può dire: un partito che fa del proprio alfa e omega il governo, no certamente, ma un partito che accanto ai dati concreti dell’amministrare deve costruire assieme anche “i sogni” alla propria gente per essere coerente con gli insegnamenti del saggio: “nella notte buia, se vuoi camminare nella direzione giusta occorre ogni tanto volgere lo sguardo verso le stelle, per evitare di camminare intorno”.
  • Forse ci sta’ tentando Nichi Vendola con le sue “fabbriche” che però vorrei conoscere meglio. Il sottoscritto assieme ad altri a Venaria (è un comune della prima cintura Torinese, da poco andato alle elezioni comunali portando a casa un rispettabile 8,2% a SEL), ci sta’ tentando di fondare la “Fabbrica di Venaria”.

Ad un amico molto giovane

Uno prendeva il fucile
saliva sulle montagne
la montagna era là che aspettava
e non aveva pietà

un altro prendeva il fucile
andava per la pianura
anche la pianura aspettava
e non aveva pietà

nelle città era fuoco
terribile rosso il tramonto
e il fuoco bruciava le case
e non aveva pietà

giovani cadevano morti
fra l'erba senza colore
pendevano morti dai rami
spezzati come poveri cani

i mesi gli anni passavano
i giorni non davano tregua
un mitra stretto nel pugno
pianura montagne città

poi è arrivato un aprile
sangue di sole e di rose
come un vulcano che esplode
ha gridato la LIBERTA'


Roberto Roversi

domenica 18 aprile 2010

DELLA SERIE: NON SONO RAZZISTA, PERO’….

Che cosa accadrebbe a None se alcuni bambini alla mensa della scuola fossero messi a pane e acqua perché i loro genitori non pagano il buono pasto? Che cosa accadrebbe se alcuni di essi fossero per giunta stranieri? E che cosa accadrebbe se un anonimo imprenditore pagasse il debito con un atto di generosità? Anche dalle nostre parti si farebbe avanti qualcuno a dire che “il problema non si risolve con la beneficienza” e che “se uno non può permettersi di pagare i buoni mensa, si può tenere i figli a casa”? E il Sindaco direbbe che il benefattore dovrebbe vergognarsi perché “è colpa sua se adesso, giustamente, anche le mamme che pagavano regolarmente si sentono prese in giro e dicono di pagare lui per tutti perché non vogliono vedere che gli altri ragazzini mangiano gratis”
E’ normale che, quando si aggravano le difficoltà della crisi economica, i primi a pagarne le conseguenze siano le vittime, cioè le famiglie dei lavoratori disoccupati o cassintegrati e addirittura i loro figli?
Se dovesse accadere a None quel che è già accaduto ad Adro (Brescia) con il sindaco leghista, vorrebbe dire che ogni cultura del diritto, della solidarietà sociale e del rispetto umano è diventata anche da noi carne di porco per lasciare il posto ad una cultura (?) che discrimina le persone non con la scusa del colore della pelle, della nazionalità o della fede religiosa, ma in base alla loro condizione sociale.
Fuori i figli dei disoccupati dalla scuola dell’obbligo: questo sarebbe il messaggio educativo, la legge, la pratica quotidiana.
Qual è la situazione dei buoni pasto a None? E’ meglio discuterne subito per adottare provvedimenti che garantiscano la legalità e l’umanità, cioè per colpire chi fa il furbo con denunce false e per tutelare invece chi si trova in effettive condizioni di difficoltà.
Tutto si può fare: rivedere le fasce di esenzione, pubblicizzare l’elenco dei non paganti per un efficace controllo democratico, sostenere il Sindaco e l’Amministrazione in una lotta più incisiva contro i vincoli assurdi del patto di stabilità, sospendere None al Cioccolato, istituire l’addizionale Irpef. O altro ancora.
Di fronte alla scomparsa dei posti di lavoro, va promossa la civiltà dell’uguaglianza. I sacrifici vanno distribuiti fra tutti, ma non si possono fare parti uguali tra disuguali. Specialmente, non si può tenere il crocifisso appeso nelle aule mentre dalla stessa scuola si espellono i figli delle famiglie più sfortunate, neh?.