lunedì 20 dicembre 2010

Biomasse: 80 scienziati scrivono al Congresso USA





Mercoledì 18 Agosto 2010 08:30

Ottanta scienziati hanno scritto ai rappresentanti della Camera e del Senato statunitensi, Nancy Pelosi e Harry Reid, per chiedere maggiore cautela nel computo delle emissioni risparmiate utilizzando le biomasse. L'abbattimento di foreste per produrre energia, spiegano gli scienziati, ha l'effetto di rilasciare in atmosfera carbonio che altrimenti sarebbe sequestrato, in modo non molto diverso da quello che si ha con l'estrazione e la combustione di combustibili fossili.
La maggior parte degli standard per le energie rinnovabili delle compagnie elettriche considerano le bioenergie energie rinnovabili, anche quando le biomasse non eliminano o neppure riducono le emissioni di gas serra. Un articolo pubblicato sulla rivista Sciencie dimostra come nella maggior parte dei casi il conteggio delle emissioni delle biomasse si basa su presupposti errati.
Ogni legge volta a ridurre le emissioni di gas serra, sostengono, deve includere una differenziazione delle emissioni da bioenergia in base all'origine della biomassa, in modo da incentivare le giuste biomasse, quelle che realmente creano una sensible diminuzione delle emissioni.

Onorevole Pelosi e Senatore Reid,
Vi scriviamo per sottoporre alla vostra attenzione l'importanza di un preciso computo delle emissioni di biossido di carbonio emesso dalle bioenergie, nelle leggi e nei regolamenti volti a ridurre le emissioni di gas serra nel settore energetico. Un corretto sistema di calcolo delle emissioni può contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra; un sistema non corretto di calcolo rischia di portare ad un  aumento delle emissioni di gas serra a livello nazionale e internazionale.

La sostituzione di combustibili fossili con le bioenergie non ferma annulla necessariamente le emissioni di biossido di carbonio dai tubi di scappamento e dalle ciminiere. Anche se le emissioni dei combustibili fossili sono ridotte o eliminate, la combustione di biomassa sostituisce le emissioni di origine fossile con proprie emissioni (che possono essere anche più elevate per unità di energia, a causa della minore energia prodotta dalle biomasse in rapporto di carbonio). Le bioenergie possono ridurre l'anidride carbonica atmosferica, se le piante e il suolo riescono ad assorbire più anidride carbonica di quella che avrebbero assorbito senza le bioenergie stesse. In alternativa, le bioenergie possono essere prodotti con residui vegetali, che si sarebbero altrimenti decomposti, rilasciando carbonio in atmosfera. Che il suolo e le piante sequestrino carbonio supplementare per compensare le emissioni della combustione di biomassa, dipende dal tasso di crescita delle piante e dell'assorbimento del carbonio nella biomassa e nel suolo.  Ad esempio, piantare colture energetiche a rapida crescita su terreni altrimenti improduttivi porta a un assorbimento di carbonio supplementare da parte delle piante che compensa le emissioni causate dal loro impiego nella produzione di energia, senza stoccaggio di carbonio nelle piante o nel suolo. D'altra parte, l'abbattimento di foreste per produrre energia, sia per bruciare il legno direttamente nelle centrali o per sostituire la foreste con colture bioenergetiche, ha l'effetto di rilasciare in atmosfera carbonio che altrimenti sarebbe sequestrato, in modo non molto diverso da quello che si ha con l'estrazione e la combustione di combustibili fossili. Questo crea un debito di carbonio, può ridurre l'assorbimento di carbonio da parte della foresta, e  possono quindi aumentare le emissioni nette di gas serra per un lungo periodo di tempo prolungato, incompatibile con gli obiettivi di riduzione indicati per i prossimi decenni.

Molti trattati internazionali, numerose leggi nazionali e perfino le bollette energetiche, calcolano le emissioni da biomasse in modo scorretto, assegnando a tutte le bioenergie una riduzione del 100% delle emissioni indipendentemente dall'origine delle biomasse impiegate. Questo errore viene poi reiterato, escludendo dal computo dei limiti nazionali il carbonio emesso dalle bioenergie, o dai requisiti per ottenere incentivi nelle emissioni da energia. La maggior parte degli standard per le energie rinnovabili per le compagnie elettriche hanno lo stesso effetto, poiché le bioenergie sono viste come energie rinnovabili, anche quando le biomasse non eliminano o neppure riducono le emissioni di gas serra.
Questo approccio sembra basato su un fraintendimento delle linee guida della IPCC. In alcuni scenari, questo approccio potrebbe perfino annullare la maggior parte delle riduzioni di gas serra previste per i prossimi decenni. Le leggi statunitensi possono influenzare il mondo intero nell'approccio da tenersi alle bioenergie. Una serie di studi su illustri riviste hanno stimato che un computo improprio delle bioenergie su scala globale potrebbe portare a una massiccia distruzione delle foreste del pianeta. 
La lezione è che ogni legge o regolamento volto a ridurre le emissioni di gas serra, deve includere una differenziazione delle emissioni da bioenergia in base all'origine della biomassa. L'Accademia Nazionale delle Scienze ha valutato come significativo il potenziale di produzione di energia da biomasse appropriate. Un corretto computo fornirà i necessari incentivi per queste fonti di bioenergia.

domenica 19 dicembre 2010

Lutto cittadino


Incontro del 15 dicembre 2010

Mercoledi 15 dicembre erano presenti all'angolo di via Roma un amico di Nunzio, Giuseppe Astore, Domenico Bastino, Giuliano Carletti, Roberto Cerchio, Mario Dellacqua, Carla Grimaudo, Mario Ruggieri, Nunzio Sorrentino. 

Riflessioni, commenti e prospettive dopo l'autorizzazione provinciale. Nunzio Sorrentino, di ritorno dall'incontro con alcuni consiglieri regionali tra cui Artesio, Pentenero, Cerutti, riferisce di una loro disponibilità a presentare e votare la proposta di sospensione di tutte le autorizzazioni per favorire una ponderata programmazione regionale degli eventuali insediamenti, considerato l'elevato numero di richieste. E' chiaro però che per None anche l'approvazione della moratoria non avrebbe valore retroattivo e dunque bisogna combattere su altre trincee.
  1. Si fa rilevare che dopo l'avviso di diniego firmato ad agosto dai tecnici della Provincia si è avuto un burrascoso incontro alla Provincia da cui si ricavava l'intenzione dei cittadini della Benarco di far ricorso e di chiedere i danni in caso di mancata autorizzazione. Da quella data, il capovolgimento di fronte è avvenuto dopo febbrili consultazioni bilaterali che escludevano il Comune, mai più investito e informato degli sviluppi che stava prendendo l'iter. Quando lo staf tecnico ha partecipato al Consiglio del 23 la decisione era già stata presa e il Consiglio è stato colto come un'occasione favorevole per confezionare preventivamente la comunicazione. Il Comune è stato bellamente tagliato fuori, ma dobbiamo anche dire che si è lasciato tagliar fuori senza pretendere come avrebbe dovuto e potuto il rispetto del suo punto di vista che è quello di un attore fondamentale in quanto rappresentante dei suoi cittadini. Evidentemente, il preannunciato ricorso ha avuto l'effetto desiderato dai cittadini della Bernarco che hanno offerto la risibile novità della superficie dei magazzini e dei circa 116mila metri cubi del centro abitato nonese allacciabili alla rete del teleriscaldamento.
  2. L'incontro con il Comune è servito a consolidare l'impegno della Giunta Simeone a presentare ricorso al Tar dopo la consultazione appena avviata dell'avvocato Vecchione. Tuttavia, non si capisce come mai, in questo contesto, l'amministrazione comunale non levi la sua protesta verso la Provincia per l'umiliante trattamento subito e culminato addirittura nella comunicazione ritardata dell'avvenuta autorizzazione.
  3. E' chiaro che il Comitato dovrà valutare a questo punto con quali attrezzi è possibile proseguire il combattimento. A tal fine si ritiene utile e provvidenziale consultare l'ing. Bertolino di Lega Ambiente che è stato prodigo di buoni consigli fin dall'inizio.
  4. Particolare attenzione andrà riservata alle condizioni di rilascio della convenzione per il PEC che dovrà passare al vaglio della Commissione Urbanistica e dovrà essere approvata dal Consiglio comunale. L'autorizzazione vincola infatti il via libera alla centrale alla cogenerazione e al teleriscaldamento: bisognerà vigilare perchè queste condizioni vengano scrupolosamente rispettate e non rinviate ad un ipotetico e volubile futuro.
Se ho dimenticato qualcosa pazienza, scusatemi e integrate il testo. Arrivederci a mercoledì 22 se le feste natalizie non vi avranno avvolto. Ciao Mario.

Il gioco da fare sotto l'albero


venerdì 3 dicembre 2010

VERBALE DELLA RIUNIONE ALL'ANGOLO DI MERCOLEDI PRIMO DICEMBRE

Serata tormentata e tesa quella di mercoledì 1 dicembre all'angolo, dopo la notizia dell'imminente approvazione provinciale dell'iter autorizzativo per la centrale proposta dalla Benarco. Erano presenti Mirta Baldini, Domenico Bastino, Bianco di Nadia, Nadia Biscola, Biscotti di Roberto, Giuliano Carletti, Roberto Cerchio, Michele Cirino, Mario Dellacqua, Ezio, Freisa di Mario S., Galup di Mario S., Giovanni Garabello, Carla Grimaudo, Moscato di Roberto, Flavio Rabbia, Mario Ruggieri, Mario Scaglia, Nunzio Sorrentino.
La discussione è stata accesa e si è conclusa con l'impegno a incontrare a tamburo battente Sindaco, maggioranza e minoranza di assumere decisioni coerenti con l'ordine del giorno che è stato votato dall'intero consiglio comunale. Contrastare con ogni mezzo l'insediamento della centrale vuol dire
- Chiedere d'urgenza alla Provincia di non legare l'autorizzazione o meno alla consultazione bilaterale in corso tra legali della Provincia stessa e legali della Benarco: cosa che può sempre avvenire, ma non escludendo dal circuito delle consultazioni un attore fondamentale come il Comune che ne subirebbe un danno in quanto rappresentante degli interessi della collettività locale.
- Avviare un giro di consultazioni con tutte le forze politiche presenti in Provincia e in Regione chiedendo loro che cosa sono disposti a fare per noi: sospensione delle autorizzazioni, stesura di efficaci linee guida regionali o altro ancora.
- Decisivo può essere il contributo di una manifestazione popolare le cui forme e tempi sono da definire anche in accordo con il coordinamento dei comitati piemontesi in lotta contro le centrali a biomasse.
- A tal fine occorre intensificare una presenza sui giornali locali, i volantini, la raccolta di firme, i cartelloni informativi al fine di ottenere una sollecita e numerosa partecipazione popolare.
- Occorre fare appello a tutte le realtà associative del volontariato perchè si schierino pubblicamente contro la centrale. Ciò sarà possibile attivando tutti gli opportuni contatti, anche attraverso serate informative dei molti che ancora non sono sufficientemente consapevoli del pericolo che la comunità locale sta correndo.
- Occorre avviare un'indagine tra gli amministratori condominiali per documentare con una nostra indagine di mercato che il promesso teleriscaldamento non è in grado di intercettare alcuna esigenza di abitazioni già servite dal metano.
Va detto che una parte dei presenti ha fatto notare a più riprese che un ampio coinvolgimento popolare sarebbe possibile se si chiarisse con il linguaggio della denuncia aperta che l'esito dell'approvazione è anche il risultato di una doppiezza del Sindaco che mandava segnali di intesa e di comprensione a Benarco mentre ufficialmente si dichiarava contraria sotto la spinta della raccolta firme e del Comitato. Una più decisa opposizione iniziale avrebbe scoraggiato l'impresa proponente che si è invece imbufalita fino alla minaccia di chiedere i danni, dopo il cambio di rotta dell'amministrazione, presentata come possibilista dall'assessore provinciale Ronco.
La discussione mi ha molto provato ma non prostrato. Concluderei con le parole di Giovanni Garabello che ha esortato i convenuti a darsi una mano nei momenti difficili. Posso solo aggiungere che nella vita amministrativa ho visto molte cose storte nel corso degli anni, ma questa è la più grave. Non si tratta di sapere ora se la spunteremo o se saremo sconfitti. Si tratta di vedere se vogliamo essere complici rassegnati e servili di un affare di milioni di euro che ci umilia promettendoci vantaggi finti e pericolosi.
- Non tutto dipende da noi. Se ci sappiamo opporre a schiena dritta e a viso aperto, questo sì, dipende da noi. Non dipende da nessun Messia che quest'anno arriverà per dirci di smettere di aspettarlo, perchè da una vita è lui ad aspettare noi.
P.S. Intervenuto “di passaggio”, il consigliere Michele Cirino ci ha assicurato che “tutti gli eletti della maggioranza sono abbastanza poco contenti della centrale”, ma lui non può sapere “che cosa siano andati a dire Sindaco e assessore alla Provincia”. Cirino ha poi letto stralci di una lettera inviata ai coltivatori nonesi da un assessore regionale che ha rinunciato all'auto blu e che si complimentava per il ruolo da essi svolto al servizio dalla collettività.
Cordiali saluti e diamoci una mano.

Mario Dellacqua

giovedì 2 dicembre 2010

Errori di progettazione: cinque centrali termiche sono bloccate dal 2007

ROBERTO TRAVAN La Stampa 10 novembre 2010

SUSA

Più di un milione di euro per cinque centrali termiche che da tre anni funzionano a singhiozzo. Sono gli impianti a cippato (il combustibile «verde» ricavato dallo sminuzzamento del legno) costruiti nel 2007 in Val di Susa. Avrebbero dovuto riscaldare scuole, palestre, uffici pubblici. Fino ad ora hanno funzionato poco e male: di legno ne hanno consumato pochissimo, ma hanno bruciato una gran quantità di denaro pubblico. E «scaldato», al massimo, il dibattito di qualche Consiglio comunale.

Il motivo? «Errori di progettazione e realizzazione» avevano denunciato lo scorso febbraio al nostro giornale alcuni amministratori comunali. È passato quasi un anno e, se possibile, le cose sono addirittura peggiorate: questo inverno, infatti, delle cinque centrali costruite ne funzionerà solo più una. Le altre, invece, non saranno nemmeno accese: bandiera bianca, insomma. Ma andiamo con ordine. Tutto inizia nel 2006 quando la Regione finanzia (al 50%) la costruzione di dodici centrali a biomasse, il combustibile ricavato dalla lavorazione del legno. Nel Torinese ce ne sono sei. Cinque sono in Val di Susa: Almese, Chianocco, Mattie, Rubiana e San Giorio. L’altra è in Canavese, a Cuorgnè. L’obiettivo è ambizioso: tentare il rilancio dell’economia rurale attraverso la filiera del legno.

In Valsusa, però, qualcosa va storto: prima si scopre che rami e sfalci non possono essere usati perché le caldaie bruciano solo combustibile ottenuto dai tronchi; poi che il legno delle conifere del Musinè non va bene perché troppo resinoso; quindi che il cippato è più conveniente «importarlo» dal Cuneese che produrlo in Valsusa.

Ma il problema più grosso sono le centrali. «Sono state progettate male» denunciano in coro i Comuni. Nel frattempo, però, «le garanzie sono scadute e le fideiussioni restituite» ammette la Comunità montana, coordinatrice del progetto. Non basta: l’assistenza viene inizialmente affidata a un’azienda di Cavallermaggiore, nel Cuneese: «Troppo oneroso pagare la manutenzione: 140 chilometri per venire a sbloccare la nostra caldaia: abbiamo lasciato perdere» aveva dichiarato sconsolato il sindaco di San Giorio, Danilo Bar. Quest’inverno funzionerà solo l’impianto di Chianocco, il più piccolo, costato 90 mila euro. Lo scorso anno per girare aveva assorbito tanta corrente «che se avessimo riscaldato la scuola con le stufette elettriche avremmo pure risparmiato» aveva dichiarato il vicesindaco Fabrizio Ivol.

«Abbiamo fatto alcune modifiche. Quest’anno le cose dovrebbero andar meglio» afferma il sindaco Mauro Russo. Ad Almese il sindaco Bruno Gonella è lapidario: «La nostra centrale resterà ferma in attesa di poter valutare approfonditamente le eventuali modifiche, i costi, le alternative, comprese quelle relative alla sua gestione».

L’impianto di frazione Milanere è costato 196 mila euro (extra esclusi) e lo scorso anno ha scaldato solo un paio di mesi. Gonella confidava di ricavare dai minori costi di gestione («garantiti dalla municipalizzata Acsel») i soldi necessari a rimettere a posto l’impianto. Non è andata così. Stesso copione a San Giorio dove la centrale da 200 mila euro resterà spenta: «Un pool di tecnici sta studiando il da farsi» dice il sindaco Danilo Bar. «Crediamo in queste fonti alternative ma non possiamo spendere altri soldi: abbiamo chiesto una mano alla Comunità montana» confida.

A Mattie l’impianto a cippato nato per scaldare municipio, palestra, scuole e ufficio postale è costato 275 mila euro. «Lo scorso anno siamo riusciti ad accenderlo solo a fine stagione» spiega il sindaco Paolo Catalano. Tutto ok, allora? «Macché - prosegue - servono altri soldi per metterlo a punto: meglio usare la vecchia caldaia a gasolio». Anche l’impianto da 260 mila euro di Rubiana è un flop. «Questo inverno scalderemo con il metano» taglia corto il sindaco Gianluca Blandino. Che aggiunge: «Non spenderò più un euro fino a quando non si chiariranno le responsabilità di questo sperpero: paghi chi ha progettato e realizzato male gli impianti. Paghi chi ha detto che le centrali erano a posto».

C’è chi dice che per rimettere in sesto gli impianti bisognerà mettere un’altra volta mano al portafoglio. E sborsare non meno di 160 mila euro. Soldi pubblici. Come sempre.