mercoledì 13 aprile 2011

Bioenergia, mon amour


“il manifesto” venerdì 1 aprile 2011
Claudio Dionesalvi, Silvio Messinetti- Catanzaro
Energia rinnovabile oppure inquinante? Il dilemma è impresso nella mente degli abitanti di Carlopoli, Panettieri, Bianchi, Soveria Mannelli, Decollatura da tanto tempo. Da quel 10 maggio dello scorso anno, quando la Regione Calabria diede il nulla osta alla costruzione di un impianto di produzione di energia elettrica da fonte biomassa nel Comune di Panettieri. Da allora i dubbi sono aumentati, i sospetti rafforzati.
Ecosistema addio?
Nel mentre, il tempo qui scorre lento. Tra il verde dei monti, orti aulenti e boschi sconfinati. Vi si trovano ancora pastori e contadini che producono i cibi di una volta, prima fra tutte la Patata della Sila Igp. Siamo nell'area del Reventino, massiccio montuoso a metà tra le due coste, con panorami che spaziano sino alla Sicilia e al Pollino, alberi secolari, gole e canyon, cascate e calanchi, monumenti di roccia, borghi solitari ed arroccati. Dove gli antichi segni dell'uomo resistono nonostante tutto: rovine di abbazie, rifugi di contadini e pastori, sentieri e mulattiere.
Ma questa biodiversità è messa a repentaglio dalla costruenda centrale a biomasse. E qui hanno tutti paura che nulla sarà più come prima. Una struttura dalle notevoli dimensioni (14 Mw elettrici). Che dovrebbe consumare 130 mila tonnellate di legno per poter funzionare. Già, ma dove reperire il legname necessario se persino nel Programma di Sviluppo Rurale (PSR 2007-2013) è scritto che non vi sono le biomasse occorrenti per far funzionare gli impianti esistenti? Quali le conseguenze sul territorio di un impianto che divorerebbe i boschi esistenti, con automatico dissesto idrogeologico, depauperamento delle risorse naturali e paesaggistiche in un comprensorio dall'innata vocazione turistica? Quali gli interessi della criminalità organizzata e delle cosiddette 'ndrine del legno? Quali le ricadute occupazionali sulle attività ricettive che verrebbero danneggiate dalla messa in esercizio della grande centrale termoelettrica? Quali gli effetti sulle attività agricole dalle emissioni inquinanti che potrebbero compromettere la qualità e la commerciabilità dei prodotti agricoli? Tante domande, nessuna risposta. Almeno dalle istituzioni competenti. Nemmeno dopo le interrogazioni parlamentari e le interpellanze regionali a iosa presentate. E, così, gli abitanti di questi minuscoli borghi, lungo i crinali tra le province di Catanzaro e Cosenza, hanno deciso che non era più il momento di aspettare. E hanno fatto da soli, costituendo il Comitato per il no alla centrale di Panettieri che, insieme ai già attivi Forum del Reventino e Forum Ambientalista, porta avanti da un anno la lotta. "Una centrale di queste dimensioni - spiega al manifesto il portavoce Saverio Gigliotti - comporterebbe la totale destinazione del patrimonio boschivo del nostro comprensorio per i suoi consumi. Sono concreti i rischi di dissesto idrogeologico, provocati dalle enormi quantità di bosco che verrebbero tagliate. Un inverno di frane e gravissimi danni alle strade di montagna sembra non aver insegnato nulla". Ma il problema che arrovella tutti è l'impatto sulla salute. Sul punto, Ornella Manferoce di Medici per l'ambiente è categorica: "Le diossine emesse dalla centrale sono sostanze in larga parte riconosciute come cancerogene di classe 1. Le micro e nano polveri, poi, per le loro dimensioni non riescono ad esser filtrate nell'organismo umano e penetrano attraverso il torrente circolatorio nei diversi organi producendo infiammazioni e, nel tempo, degenerazioni tumorali". In effetti, le emissioni di polveri sottili e, ancor di più, di nano polveri, di ossidi di azoto, di ossidi di carbonio e di sostanze cancerogene quali benzene, formaldeide, diossina sarebbero devastanti. Per non parlare delle ceneri volanti contenenti cadmio, cromo, rame, piombo e mercurio.
Tutte queste criticità riempiono un'ampia letteratura scientifica che comincia a focalizzare il problema della combustione delle biomasse e che si sofferma non solo sugli effetti delle inalazioni delle sostanze ma anche sulla concentrazione di agenti nocivi nei territori e, quindi, nella catena alimentare. Incombe, poi, lo spettro del combustibile da rifiuto. Con cui, data la vaghezza del termine biomassa, la centrale rischia nei fatti di trasformarsi in inceneritore di rifiuti industriali ed urbani incredibilmente assimilati dalla normativa italiana alle biomasse.
I comitati fanno, pertanto, appello alle istituzioni ad esser chiare e trasparenti e lanciano una mobilitazione straordinaria il prossimo 2 aprile con un'assemblea pubblica a Decollatura. Contro un progetto che, avulso dal territorio, porterebbe vantaggi (e profitti) solo alla società lombarda che lo realizzerà, lucrando sugli incentivi statali e con un bassissimo ritorno occupazionale. Ma quella di Panettieri non è la prima nè sarà l'ultima centrale a biomasse in Calabria.
Bioenergia, che passione!
Dopo la lunga stagione dei progetti industriali che hanno seminato solo rottami, veleni tossici e fallimenti, nella punta dello Stivale adesso impazzano i progetti di centrali a biomasse e biogas che invadono i corridoi delle istituzioni preposte al rilascio delle autorizzazioni. A Lamezia si pensa di collocarle nell'area ex Sir. A Castrolibero, vicino Cosenza, a poche decine di metri da un quartiere residenziale e da una scuola. I comitati lanciano una manifestazione di protesta per la fine di aprile. A Maierato, nel vibonese, con un consumo annuo stimato in 180.000 tonnellate, il Consorzio Legno Calabria si è già impegnato in relazione alla fornitura di 220÷250.000 tonnellate all’anno di biomasse vergini di origine forestale.
Eppure, le centrali già operanti non sono poche. A Rende ce n'è una che produce con una potenza di 14,3 MW lordi (12 netti) e appartiene alla società Actelios (gruppo Falck). A Crotone viaggia a 22,5 MW lordi (20 netti) ed è di proprietà della Biomasse Italia. Venti chilometri più a nord, a Cutro, è operativa la società E.T.A. (gruppo Marcegaglia) che vanta 16,5 MW lordi (14 netti). Di recente è cessata l'attività a Strongoli, sempre nel crotonese, che produceva 46 MW lordi (40 netti) e apparteneva alla Biomasse Italia, ma la riapertura e la paventata riconversione sono oggetto di discussione con i cittadini in questi giorni. Martedì scorso si è tenuta l'ultima iniziativa organizzata dal comune di Strongoli e dalla società. Al censimento di questi impianti si dovrebbe aggiungere la centrale di Rossano appartenente alla società Guascor, della potenza di 4,2 MW lordi (3,5 netti), ottenuta mediante la gassificazione della sansa esausta.
A parere di Giorgio Matteucci, ricercatore del CNR, “le biomasse sono una risorsa rinnovabile, quindi potenzialmente positiva da utilizzare. Il problema è la scala degli impianti proposti ed il fatto che si ricerca il ritorno economico dai certificati verdi e dagli incentivi, piuttosto che la sostenibilità”. In un lungo e dettagliato documento, Francesco Saccomanno del Forum Ambientalista e Ferdinando Laghi di Medici per l'Ambiente pongono la domanda: “È possibile individuare ulteriori bacini di biomassa in Calabria, oltre a quelli già sfruttati, in grado di soddisfare il fabbisogno di nuove centrali a costi sostenibili e nel rispetto dell’ambiente?”. Secondo Saccomanno, “la potenzialità di assorbimento degli impianti sinora funzionanti è di 2,25 milioni di tonnellate annue, un volume ben superiore alle attuali condizioni dell'offerta regionale, per come dichiara ufficialmente la stessa regione che, ciò nonostante ciò, illegittimamente (ad avviso anche di tutti gli enti che, a cominciare dal Parco Nazionale del Pollino, hanno presentato ricorso al Tar) ha autorizzato l'attivazione della centrale del Mercure. Altre 500.000 ton/annue”.
Attacco alla Sila
Nelle ultime settimane sentono “puzza di bruciato” anche le associazioni Altura, Italia Nostra, LIPU, WWF, Man, Enpa, CNP e Wilderness-Salerno. In una lettera aperta denunciano il fenomeno dei numerosi tagli boschivi che avvengono all'interno del Parco Nazionale della Sila e segnalano la necessità di "impegnarsi ad ogni livello, affiancando anche le istituzioni preposte alla tutela, in attività ed iniziative finalizzate a difendere l'immenso patrimonio forestale della Calabria, ed in particolare della Sila”. Lo straordinario valore della biodiversità silana è confermato dalle innumerevoli pubblicazioni di Alessandro Verta, studioso ed ex forestale, scopritore tra questi boschi di piante rarissime e alberi antichi.
E che la Sila sia una zona già disboscata (e vistosamente danneggiata), lo ha confermato di recente anche Francesco Curcio, comandante provinciale della forestale. Ma a rischio, continuando di questo passo, con il totale disinteresse alla salvaguardia del patrimonio paesaggistico e boschivo da parte della Regione Calabria e delle amministrazioni provinciali e locali, sono tutti i boschi calabresi a partire da quelli del Pollino. Saccomanno non ha dubbi: "in gioco ci sono interessi imprenditoriali che spesso non vanno per il sottile nel selezionare fornitori ed operatori del settore e che, in ogni caso, non riescono a respingere gli interessi della 'ndrangheta". L'argomento era stato accennato nel 2008 nella relazione della commissione antimafia presieduta da Francesco Forgione. Già nel 2001 in un'interrogazione parlamentare, Giovanni Russo Spena (Prc) aveva denunciato gli interessi della criminalità a proposito del ferimento di un imprenditore boschivo avvenuto a Decollatura.
E così dopo l'eolico, l'idroelettrico, anche la fonte a biomassa comincia a farsi business. Mentre il legno assorbe l'odore acre della 'ndrangheta.

venerdì 8 aprile 2011

Rompere gli indugi.... e forse anche altro

Il 6 aprile si sono incontrati all'angolo di via Roma 11 Carla Benotti, Paolo Cremi Lai, Mario Dellacqua, Giovanni Garabello, Ezio Pennano, Mario Ruggieri, Nunzio Sorrentino. Domenico Bastino è arrivato alle 23. Ignazio Drago e Giuliano Carletti hanno fatto un giro per segnalare la loro impossibilità di partecipare per impegni politici o lavorativi. Si è discusso e deciso che è ora di rompere ogni indugi e di non assecondare più una gestione ordinaria della controversia che oppone il Comitato alla Provincia ha autorizzato la centrale Benarco.  E' venuto il momento di organizzare una manifestazione alla Provincia per combattere la possibilità che ogni decisione futura venga sequestrata da un dialogo esclusivo fra i legali della Provincia e  quelli dell'impresa. Sarebbe la seconda volta, dopo il balletto che fra agosto e novembre 2010 ha visto un lungo silenzio precedere il rilascio dell'autorizzazione, concordato tra Provincia e Benarco senza neppure interpellare il Comune. D'altra parte, il rinvio dell'udienza non è una graziosa concessione o un cedimento della ditta proponente. Il protrarsi dei tempi di avvio dei lavori costituisce di certo uno svantaggio fastidioso, ma tale svantaggio è difficilmente rimuovibile fino a quando non saranno chiari i termini degli imminenti provvedimenti governativi che colpiranno gli incentivi pubblici a favore delle energie cosiddette alternative tra le quali sono incluse le biomasse. Una volta chiaro di quanto essi saranno ridotti, la ditta si potrà fare tranquillamente i conti e poi cercare un aggiornamento diversamente redditizio del progetto.
Il Comune continua a seguire e monitorare, il Sindaco non era presente all'ultimo incontro del 31 marzo con il Comitato e il resto del giro pensa che la vicenda si potrà esaurire aspettandone il normale decorso sul piano legale. Ufficialmente possono dire di essere contrari, ma appaiono lontani dalla convinzione che la battaglia non si potrà vincere se si rinuncia alle armi della mobilitazione e della protesta democratica. L'incontro va pertanto chiesto al Presidente della Provincia per chiamarlo in causa nella sua veste di massimo responsabile politico. Ci sembra del tutto inefficace e inadeguato chiedere ai suoi funzionari di essere investiti nel caso dovesse maturare qualche variazione, come si è limitata a fare l'assessore nonese all'Urbanistica.
Pertanto i presenti hanno dato mandato al portavoce Nunzio Sorrentino di inviare al Presidente della Provincia e per conoscenza all'assessore Ronco una richiesta ufficiale di urgente incontro con il Comitato.
La serata si è conclusa confermando le presenze in piazza Cavour che, dopo la pubblicazione del manifesto degli ex amministratori e del comunicato sulla svalutazione commerciale degli immobili, hanno registrato qualche nuova adesione al movimento delle lenzuola. Si è discusso anche di come organizzativamente si può svolgere la manifestazione e poi si è detto anche altro che io forse ho dimenticato. Potete aggiungere voi.
Un saluto alle inferniere, agli ambulanti, ai marinai e agli emigranti.
Mario Dellacqua

domenica 3 aprile 2011

Incontro del Comitato col Comune del 31/03/2011

Salve,
Vi informo che giovedì 31/03 u.s. si è svolto nel Municipio di None l’incontro richiesto dal Comitato al Sindaco e ai Consiglieri del Comune di None, col seguente

O.d.G.
1. Informazione/valutazione esiti della prima udienza del ricorso al TAR.
2. Nuova documentazione pervenuta al Comune, specialmente da parte della Provincia e della BENARCO.
3. Ricorso al TAR della BENARCO.
4. Azioni future.

Hanno partecipato
Comitato: BENOTTI, CARLETTI, DELLACQUA, SORRENTINO
Comune: BISCOLA, BORI MAUCCHI, GARRONE, GIARRUSSO, SCAGLIA.


1. Informazione/valutazione esiti della prima udienza del ricorso al TAR
Il 10 marzo u.s. si è svolta la prima udienza del TAR, a seguito dell’istanza cautelare del Comune e del Comitato, volta alla sospensione dell’efficacia della determinazione provinciale con la quale la BENARCO era stata autorizzata a realizzare la centrale a biomasse.
Anche secondo una breve relazione dello Studio Vecchione, legale del Comune, è emerso che:
· Appena qualche giorno prima l’udienza, la BENARCO a sua volta ha fatto autonomo ricorso al TAR avverso le condizioni poste dalla Provincia nella sua determinazione, volte a garantire una minima efficienza energetica dell’impianto, e l’impiego dell’energia termica generata.
· In sede di udienza, la difesa della BENARCO confermava l’assenza di volontà immediata di dare corso ai lavori.
· D’intesa col Presidente del TAR e delle difese, l’istanza cautelare è stata rinviata a data da destinarsi. Ovviamente, qualora la BENARCO volesse invece dare inizio ai lavori, il Comune può presentare al TAR istanza di fissazione di un’udienza per ottenerne la sospensione immediata.
· Occorre monitorare cosa avviene in Provincia per essere tempestivamente aggiornati su eventuali procedimenti amministrativi che dovessero interessare l’autorizzazione e le sue eventuali varianti.

2. Nuova documentazione pervenuta al Comune, specialmente da parte della Provincia e della BENARCO
Non è stata ricevuta dal Comune alcuna documentazione né da parte della Provincia, né da parte della BENARCO, ad eccezione della notifica del ricorso al TAR della BENARCO.

3. Ricorso al TAR della BENARCO
Occorre valutare con i nostri legali le azioni idonee per resistere contro il ricorso, tenendo presente che il nostro fine è l’annullamento dell’autorizzazione.

Occorre verificare con la Provincia come intende procedere.

4. Azioni future.
Il Comune ha già inviato qualche giorno fa una richiesta alla Provincia di essere tempestivamente informata sugli ultimi sviluppi.

Alla luce di quanto emerso, in aggiunta si ritiene necessario un incontro del Comune e del Comitato con la Provincia.

Infine il Comitato ha chiesto al Comune che vengano fatti dei rilievi della qualità ambientale, mirati soprattutto agli inquinanti che sarebbero aggravati dalla presenza della centrale.


Cordiali saluti.
Nunzio SORRENTINO

Comitato “Energia, Ambiente e Territorio” di None

lunedì 28 marzo 2011

SPRECHIAMO SOLO 300 MILIONI


300 milioni di euro, quindi 5 euro per ogni italiano vivente: è il costo del mancato accorpamento dei referendum alla data delle elezioni amministrative. La decisione, chiaramente presa nella speranza di non far raggiungere il quorum ai referendum, è di per sé scandalosa, ma lo è ancor di più se rapportata alle polemiche di questi giorni sul costo che avrebbe avuto la festa una-tantum del 17 marzo: polemiche che hanno avuto effetto, visto che per risparmiare ci hanno tolto un giorno di ferie.
Per la festa dell’Unità d’Italia, l’Italia non ha un soldo (lo hanno detto la Lega e la Confindustria) e la festa è gentilmente finanziata dai lavoratori. Invece, per evitare l’Election Day, l’Italia è ricca, tanto ricca da poter buttare dalla finestra 300 milioni di euro.
In attesa di prese di posizione di Lega e Confindustria anche su questo argomento, rimane una sola cosa da fare: ANDARE A VOTARE AI REFERENDUM e soprattutto invitare il maggior numero di persone a farlo, così da raggiungere il quorum e dare il chiaro messaggio agli imbroglioni che ci governano che non bastano questi mezzucci per tacitare il popolo italiano.

venerdì 25 marzo 2011

Verbale 23 marzo

Il 23 marzo Giuseppe Astore, Domenico Bastino alle 23, Carla Benotti, Giuliano Carletti, Mario Dellacqua, Ignazio Drago, Giovanni Garabello, Lidia Fusaro, Michele Orlando, Ezio Pennano e Mario Vruna si sono incontrati all’angolo di via Roma 11.
Dove si è discussa una valutazione del convegno sulle biomasse a Vinovo, cui ha partecipato una folta delegazione di concittadini nonesi e di aderenti al Comitato centrale. Molto impegnativo per la levatura dei relatori, è risultato difficile ai più seguire il convegno con profitto. Alcuni avrebbero preferito riservare una parte della serata a sentire il pronunciamento dei parlamentari e dei consiglieri regionali e provinciali presenti: sono stati lasciati nella comoda posizione degli ascoltatori, mentre andavano indotti a esporsi in una chiara e impegnativa presa di posizione.
Sarà bene, però, rivisitarne i contenuti che potrebbero colpire la cittadinanza e interessarla, specie quelli inerenti le conseguenze dell’inalazione delle nanopolveri sulla salute.

Dove si è discusso anche del significato del rinvio della prima udienza sine die. Alcuni interpretano il rinvio come un vantaggio ottenuto dalla controparte, che pure ha avanzato un suo ricorso contro la stessa autorizzazione della Provincia al fine di rimuovere i vincoli sul teleriscaldamento. Occorre poi tenere conto che le imminenti restrizioni governative sugli incentivi alle fonti rinnovabili colpiranno con ogni probabilità anche le biomasse. Dunque, la controparte è nelle condizioni di dover valutare l’impatto sul progetto originario delle nuove determinazioni economico-finanziarie. Sarebbe stato preferibile, a giudizio di alcuni, respingere la richiesta di rinvio, chiedendo al Tar di procedere all’esame della controversia sulla base della documentazione agli atti, non sulla base di documentazione in ipotizzabile arrivo. Occorrerà, alla luce di questi avvenimenti, presentarsi all’incontro con il Comune del 31 marzo chiedendo di conoscere quali rapporti si sono stabiliti con la Provincia e con la Benarco a ridosso dell’udienza rinviata (prima o dopo).
Occorrerà sottolineare che l’ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio comunale del 23 novembre 2010 vincola Sindaco e Giunta a respingere l’insediamento della centrale anche nella forma rinnovata e corretta di un suo ridimensionamento. Dunque, non ci sono margini che permettono all’amministrazione comunale di aprirsi a qualsivoglia mediazione. A meno che l’Amministrazione non convochi un nuovo Consiglio comunale che revochi l’ordine del giorno approvato e ottenga l’approvazione di un nuovo documento in totale rottura con i contenuti e le disposizioni del precedente. Va inoltre proposto all’amministrazione comunale di richiedere all’Arpa l’effettuazione di nuove rilevazioni sul territorio comunale di None per verificare la compatibilità con le disposizioni che impongono di non peggiorare la qualità dell’aria nelle zone già a rischio (dette “di piano”, come None) e di migliorarla nelle altre situazioni.

La campagna del lenzuolo sul balcone continuerà con le presenze di piazza e con la produzione di un manifesto che pubblicizza l’appello e la foto degli ex amministratori. Continua ad arrivare denaro (non dalla Lega), segno che a macchia di leopardo il nostro messaggio è arrivato a più famiglie.
Il solito verbalista cattivello