mercoledì 9 novembre 2011

I CATTOLICI CHE VOGLIONO SALVARE L'ITALIA


“Cattolici dal potere al silenzio”: il titolo dell'opera di Beppe Del Colle che ha appena conseguito il Premio Capri-San Michele, esprime uno spirito carico di nostalgico rimprovero per un bene perduto. Questo bene perduto è il protagonismo dei cattolici nell'agone politico. L'autore non sente la mancanza del potere cattolico in Italia, al quale anzi non risparmia la sferza della sua critica garbata e rispettosa mentre ne ricostruisce le vicissitudini di quasi due secoli. Piuttosto, il prestigioso editorialista di “Famiglia cristiana” vive come un deterioramento civile e morale degli italiani la smarrita centralità che i cattolici avevano conquistato e stabilmente amministrato nel dopoguerra a beneficio di una società italiana in impetuoso sviluppo, a coronamento di una lunga marcia cominciata all'opposizione. 
I cattolici furono all'opposizione del Piemonte nonostante il pensiero cattolico-moderato di Cesare Balbo e le speranze seminate dal primo Pio IX. Furono ai margini del Risorgimento nonostante il neoguelfismo di Vincenzo Gioberti. Furono avversari dell'Italia unitaria, nonostante lo sdegnoso non expedit papale subisse graduali erosioni con l'irrompere della questione sociale e con la Rerum Novarum di Leone XIII. Furono all'opposizione del fascismo, nonostante l'intransigenza di Luigi Sturzo e il martirio di sacerdoti come Don Giovanni Minzoni trovassero nella Santa Sede una preminente preoccupazione per il peso delle parole. Furono ai margini della Resistenza solo perchè il prevalere dell'iconografia comunista ha oscurato la partecipazione di tanti cattolici come Igino Giordani, Giuseppe Donati e Silvio Geuna.
Ma, nell'Italia della ricostruzione e poi del miracolo economico, lo scenario cambiò radicalmente e l'azione dei cattolici potè dispiegarsi in tutta la sua forza perchè seppe gestire i vantaggi di una invidiabile centralità. Furono in prima fila nella lotta dell'Occidente contro il comunismo: ma erano convinti di aver avviato “una vera e propria rivoluzione” capace di porre “le basi per una strategia democratica alternativa al capitalismo individualista e al collettivismo marxista” (pag.111). Il partito democristiano, anche se le ha regolarmente sconfitte, emarginate o esibite come fiore all'occhiello, annovera tra le sue elaborazioni più coraggiose il pensiero di Dossetti, La Pira e Lazzati che il comunismo lo volevano combattere sul terreno delle riforme sociali. I governi  guidati da Alcide De Gasperi schierarono la “ispirazione” cattolica del partito dello scudo crociato a disposizione della Chiesa cattolica e delle sue battaglie contro “il materialismo marxista nemico dell'uomo”. Tuttavia, possono a buon diritto rivendicare il profilo rigorosamente laico della loro azione politica. De Gasperi ne dette prova quando rispose con memorabile fierezza al Papa che non lo volle ricevere per fargli pagare la colpa di non essersi alleato con i missini a Roma nel 1952: come cristiano accettava la “umiliazione”, ma la respingeva per “la dignità e l'autorità” che rappresentava come Presidente del Consiglio. 
 Del Colle auspica il ritorno dei cattolici alla centralità del loro protagonismo perduto e li sollecita energicamente ad uscire da quello che egli chiama il “silenzio” degli anni berlusconiani. Ma Del Colle esagera nella sua disistima della presenza cattolica, raffigurata con una bocca incerottata campeggiante sulla copertina del volume. In tema di bioetica e di fecondazione assistita, di inizio e fine vita, di tutela della libertà per la scuola religiosa, di difesa della famiglia tradizionalmente intesa dalla comparsa di nuove forme di convivenza tra i sessi, i cattolici non solo non stanno zitti. Essi levano fieramente la loro voce nel paese. In Parlamento parlano di “principi non negoziabili” e finora hanno ottenuto quello che la CEI vuole. Effettivamente, la loro azione ha meno successo quando il Papa parla di redistribuzione della ricchezza, di revisione del modello di sviluppo, di rispetto degli immigrati, di dovere cristiano dell'accoglienza, di apertura degli spiriti verso una società multietnica e multireligiosa. Addirittura stanno zitti, stavolta sì, se monsignor Rino Fisichella registra che la Lega, “quanto ai problemi etici, mi pare che manifesti una piena condivisione con il pensiero della Chiesa”. E non battono ciglio se, in occasione del caso Englaro, il leghista Cota dichiara che in Italia nessuno deve morire di fame per legge.
In ogni caso, se il protagonismo è difficile, l'unità è impossibile. Anzi, il suo inseguimento appare come un'operazione che ha come unica motivazione accettabile la ricerca di nuove alleanze per nuovi governi o nuove repubbliche. Ma non si possono convocare al servizio dello stesso disegno politico il pensiero e l'opera di Luigi Gedda e Primo Mazzolari, di Aldo Moro e Mario Scelba, del cardinal Pellegrino e del cardinale Siri, di don Lorenzo Milani e di don Luigi Giussani, di Carlo Carretto e di Papa Pacelli, per quanto laboriosi siano i tentativi di inserirli nella dialettica di una sola grande storia da venerare con devozione e ecumenico rimpianto. 
La fine dell'unità dei cattolici, per molti come Del Colle, è un trauma ancora doloroso. Esso nasce dal più vasto trauma derivante dall'impatto ancora irrisolto del cattolicesimo con la modernità. L'altro nome della modernità è la secolarizzazione o, ancora peggio, la scristianizzazione: essa coincide con la scoperta bruciante che con la libertà di coscienza il cristianesimo finisce di essere il tutto e comincia a diventare una parte tra le altre. Il passaggio può essere vissuto come fine, ma anche come principio di una storia appassionante per un nuovo ruolo dei credenti nella società di domani, nel dialogo con le altre fedi in uguale libertà. 
Per questo nuovo ruolo, non basta più il dialogo tanto caldeggiato da Papa Giovanni che, nel suo messaggio al congresso socialista di Venezia, si mostrava adombrato e provava “pena assai viva” per chi “pensa di poter raggiungere la ricostruzione dell'ordine economico, civile e sociale moderno sopra ogni altra ideologia che non si ispiri al Vangelo di Cristo” (pag.213).  Per il dialogo, c'è bisogno di una disponibilità alla reciproca contaminazione e alla comune fatica della ricerca. Non si può prestabilirne l'esito, covando la riserva di più o meno scoperti progetti di fagocitazione dell'altro. Questo dovrebbe capire il senatore Gaetano Quagliariello che invece, apprezzando CL, il cardinal Ratzinger e don Giussani, scrive come “la vera libertà (..) non possa fare a meno di una verità fondante”. Non stupisce l'affermazione di Quagliariello. Amareggia l'approvazione di Del Colle che commenta: “E cioè Cristo” (pag.243). Così tanti cattolici italiani sono risospinti nel pantano del “nulla salus extra ecclesiam” dal quale non sono mai usciti.
Mario Dellacqua
B. DEL COLLE-P. PELLEGRINI, Cattolici dal potere al silenzio, Edizioni San Paolo, 2010.

martedì 8 novembre 2011

PREVISIONI METEOROLOGICHE IN ATTESA DELLA PROSSIMA ALLUVIONE A NONE


Sul teleschermo scorrono le immagini della tragedia genovese: genitori che hanno perduto i figli, famiglie senza casa, negozio, lavoro e automobile alla quarta alluvione. La chiusura delle scuole avrebbe risparmiato alcune vite umane e non aver provveduto è una grave responsabilità. Capisco pertanto il fiume in piena della contestazione che travolge il Sindaco di Genova. Ma per il resto, mi sento solidale con Marta Vincenzi non meno che con le vittime del disastro. Le hanno gridato vergogna, dimissioni, c'erano gli alberi nel greto dieci giorni prima e non vi decidete a pulirlo. 
Dalle nostre parti è già capitato e speriamo che funzioni l'argine (costato molto denaro e osteggiato a suo tempo dagli agricoltori). In ogni caso, sono convinto che nessun cittadino può in coscienza trasferire sull'autorità politica locale responsabilità che sono collettive, anche se ogni circostanza può far comodo per colpire un avversario politico. 
Ma gli avversari politici vanno incalzati con i buoni argomenti, le buone proposte e il costante esercizio del controllo democratico degli atti amministrativi, non certo speculando sulle disgrazie comuni. 
Le alluvioni  arrivano dalla combinazione micidiale di due eventi: la progressiva tropicalizzazione del clima e la progressiva copertura della terra con colate di cemento e di asfalto. 
Del primo evento può essere ritenuto colpevole ogni Sindaco se continua a sostenere come migliore dei mondi possibili un modello di sviluppo fondato sul mito produttivista della crescita illimitata che comporta la consumazione selvaggia della natura, dell'aria e dell'acqua. E' quel modello di sviluppo il colpevole del surriscaldamento del pianeta e dell'alterazione del clima che scioglie i ghiacciai. Ma se lo dici passi per romantico sognatore del ritorno all'arcadia di un'economia silvo-pastorale. 
Del secondo evento, ogni Sindaco invece è responsabile avendolo autorizzato. Ma i cittadini che ora protestano contro la cementificazione del territorio, dove erano quando venivano approvati piani regolatori che favorivano circonvallazioni e, subito a ruota, incremento delle volumetrie edificabili? Molti presentavano osservazioni per chiedere che anche il loro terreno venisse riconosciuto edificabile. Molti chiedevano un aumento della cubatura per non fare figli e figliastri. Molti acconsentivano. Altri disapprovavano senza scaldarsi troppo. Altri ancora stavano zitti, allineati e coperti. Altri ancora dicevano che se l'edilizia non va avanti i muratori non possono andare a mangiare a casa tua. Altri ancora deprecavano in pubblico l'arrivo di un impresario non indigeno, ma in privato facevano affari con lui se conveniva. I governi di centrodestra hanno aggravato la situazione con la pedagogia dei condoni che, in cambio di soldi, assolvevano gli attentati all'integrità del territorio fabbricando una copertura legalitaria ex post riservata ai responsabili degli scempi. Naturalmente i piccoli venivano presi in ostaggio ed esibiti a tutela dei grandi.
Dico queste cose non solo in forma autocritica (essendo stato amministratore comunale a cavallo tra i due secoli), ma perchè l'esasperazione a babbo morto non costruisce niente, anche se costituisce la reazione più semplice e prevedibile. La regolarità periodica delle esondazioni, non la loro eccezionalità, ci chiama ad una rivoluzione democratica del pensiero economico e dei comportamenti collettivi. 
Ci vorrebbero più risorse di attivismo umano e intellettuale (proposte da elaborare, costante monitoraggio della produzione deliberativa) in un Comitato “Energia, ambiente e territorio” impegnato non solo contro la centrale a biomasse, ma capace di collaborare con l'amministrazione (o di criticarla) per ottenere  misure in favore del risparmio energetico, una minore produzione di rifiuti e/o un loro smaltimento ecologico, il riassetto idrogeologico del territorio, la pulizia dei canali e del Chisola (chi legge le delibere sa che qualcosa è già stato fatto). 
E basta nuove costruzioni come quella orribile che ci piomba addosso all'arrivo dal Ponte Rosso. None è piena di case nuove e vuote. Non abbiamo bisogno di nuove abitazioni e di nuovi centri commerciali, e quella della concorrenza che fa abbassare i prezzi e porta posti di lavoro è una gran balla. I prezzi aumentano da soli e l'occupazione guadagnata dai supermercati, quando va bene, compensa quella crollata nel piccolo commercio.
Non potremo allontanare le prossime alluvioni con il prossimo Sindaco. Non illudiamoci, sostituendo il ceto politico, di evitare le conseguenze del sistematico dissesto idrogeologico che abbiamo determinato, subito o non adeguatamente contrastato. C'è bisogno urgente di molto di più. Possiamo e dobbiamo gettare le basi di una politica capace di rispettare le nuove generazioni, mentre finora le stiamo prendendo in giro o per la gola. A None e in Italia. Prima sentiamo la responsabilità di farlo, meglio è. A costo di riconoscere i nostri errori e di non presentare come raccomandabile o addirittura esemplare il curriculum politico-amministrativo della generazione a cui apparteniamo o della famiglia politica che abbiamo sostenuto.
Mario Dellacqua

domenica 6 novembre 2011

VERSO IL CONGRESSO RIFONDAROLO

Cari amici e compagni,

ho partecipato giovedì scorso ad un incontro con i responsabili del circolo di Pinerolo. Abbiamo pensato di decidere uno svolgimento comune del Congresso dei nostri circoli (posto che il nonese ha soli dieci iscritti) e abbiamo fissato la data di sabato pomeriggio 19 e domenica 20 novembre prossimo. Il lento precipitare della crisi politica italiana verso lo sbocco delle elezioni anticipate obbliga Rifondazione a chiarire le proprie scelte: conferma della prospettiva della federazione della sinistra? partito unico dei comunisti? fronte democratico contro le destre ma fuori dal centrosinistra? fronte democratico contro le destre con annessa disponibilità a appoggiare un governo di centrosinistra?

A tutte queste domande che investono il futuro immediato del nostro impegno politico siamo chiamati a dare una risposta individuale e collettiva. Vi sollecito a partecipare.

Ciao a tutti Mario

sabato 5 novembre 2011

CENTRALE, FULMINI (E SAITTA?)

Mercoledì 2 novembre si sono incontrati all'angolo di via Roma 11 Gigi Andriolo, Giuseppe Astore, Gennaro Baffa, Carla Benotti, Bianco di Pasquale, Nadia Biscola, Giuliano Carletti, Paolo Cremi Lai, Mario Dellacqua, Rito Di Mario, Pasquale Mataluni, Mario Ruggieri, Nunzio Sorrentino, Torta di Rito, Mario Vruna.

Dove una relazione di Mario Ruggieri, introdotto dal portavoce Nunzio Sorrentino, ha passato in rassegna le principali motivazioni addotte da Benarco e dalla Provincia a sostegno della loro resistenza al ricorso del Comune di None e del Comitato.

Dove si è assodato che il Comitato essendo parte contrapposta alla Provincia davanti al TAR, non può chiedere su questo terreno alcuna convergenza, mentre persiste però il suo interesse ad ottenere l'impegno della Provincia a resistere nell'istanza superiore del Consiglio di Stato nel caso malaugurato dovesse essere accolto il ricorso che Benarco ha presentato contro i vincoli dell'autorizzazione.

Dove si è ribadito che al Presidente Saitta verranno fatte notare asciuttamente tutte le ragioni della nostra disapprovazione per la rilasciata autorizzazione che, a nostro giudizio, non rispetta i vincoli dell'equilibrio ambientale pur fissati dalle linee guida.

Dove si è stabilito che al termine dell'incontro in via Maria Vittoria, il Comitato emetterà un comunicato per informare la cittadinanza degli argomenti trattati e delle eventuali decisioni colà assunte.

Dove ha fatto una brutta fine la torta di Rito che è stato diffidato dal diminuire il ritmo delle prossime forniture.

Scribacchino l'ancora anarchico

venerdì 28 ottobre 2011

jamin-a in concerto: un 4 novembre all'insegna della pace


Per info e prenotazioni: 3290037909 dalle ore 18 alle 20

un kioto da piantare sui muri di none

Mercoledì 26 ottobre all'angolo si sono incontrati Nadia Biscola, Giuliano Carletti,
Giuseppe Corsini, Mario Dellacqua, Rito Di Mario, Giovanni Garabello, Pasquale
Mataluni, Passito del persistente assente Mario Scaglia, Mario Ruggieri, Nunzio
Sorrentino, Mario Vruna.
Dove sulla centrale non c'erano novità da aggiungere e dunque non si è aggiunto
nulla. Dove incredibile, ma ce l'abbiamo fatta a parlare d'altro quasi sempre uno per
volta.
Dove Mario Ruggieri ha raccontato di una Conferenza provinciale sul patto
dei Sindaci alla quale ha partecipato (era presente solo Nadia Biscola tra gli
amministratori del Comune di None). Dove sembra normale affermare che se in
tema di energia, ambiente e territorio la Provincia attua iniziative utili, il Comitato è interessato a sostenerle, sia promuovendo comportamenti individuali e collettivi espressione di una cittadinanza consapevole, sia sollecitando l'amministrazione comunale ad adottare le deliberazioni necessarie con le armi della pressione democratica.
Dove si è appreso che il patto dei sindaci è un'iniziativa europea che vuole
raggiungere gli obiettivi di Kyoto: 20% in più di energie rinnovabili; 20% in meno
di consumo di energia; 20% in meno di emissioni di CO2. L'unione europea lascia
stare i governi e gli Stati. Piuttosto, conta di attivare i Comuni e per coordinarne
l'opera la Provincia offre i suoi supporti organizzativi, i suoi tecnici, il suo tutoraggio e l'assistenza dei suoi uffici. I Comuni dovrebbero approvare una delibera di adesione e entro un anno piani di riduzione dello spreco del consumo di energia e delle emissioni inquinanti. Con l'ausilio della Provincia sarà possibile disegnare una mappatura del paese dal punto di vista energetico, da cui far discendere un progetto di interventi sulle utenze domestiche civili, sui siti commerciali, sugli uffici pubblici (scuole palestre biblioteca, uffici comunali e sull'illuminazione pubblica. Programmi informatizzati di grande semplicità ed efficacia già predisposti e in altri Comuni già operanti permettono di misurare l'andamento dei risparmi ottenuti e degli sprechi comprimibili. Questa opera di monitoraggio permette di orientare la scelta degli interventi più urgenti e più incisivi. Piuttosto vantaggiosa la disponibilità della Provincia che può finanziare fino al trenta per cento degli investimenti programmati.
Vero che mancano i soldi, ma mancano anche in altri Comuni che, invece, hanno
diviso a metà con la società incaricata i proventi derivanti dal risparmio energetico
conseguito.
Dove è saltato fuori che hanno già aderito da tempo Comuni come Nichelino, Airasca
e Volvera, mentre None è assente. Volvera ha realizzato con maggiori vantaggi la
distribuzione dell'acqua: facendo l'appalto ricava un centesimo ogni litro versato in
bottiglia, mentre None non guadagna neppure quel poco, ma versa alla SMAT 2mila
euro annui.
Dove la discussione circolare successiva ha fatto emergere alcune proposte che
possono essere avanzate al Comune o praticate dal Comitato: se il territorio è in
pericolo, per diminuire le emissioni di CO2 basterebbe imporre motori spenti alla
fermata dei semafori o ai passaggi a livello (le multe dei trasgressori porterebbero
anche soldi alle esauste casse del Comune). Da subito, però si è deciso di chiedere
un incontro con gli amministratori di Volvera e di Airasca per conoscere quali
difficoltà hanno incontrato e quali risultati hanno fin qui ottenuto. Ci servono anche
informazioni sulle emissioni di sostanze inquinanti nei Comuni viciniori, Airasca in
particolare.
Dove la bottiglia di passito è terminata alle ore 22. Al riparo della mezzanotte, “nella
sua orsina massiccità di montanaro corretto da anni di esistenza pianurale”, un
viaggiatore in arrivo da San Benedetto Belbo favoleggiava di gorghi, di tesori
nascosti e di dove diavolo possa essere nascosta la villa di Fulvia.

Ancora scribacchino l'anarchico