lunedì 4 febbraio 2019

Scheletri e pifferai

Lo confesso: anch'io ho il mio scheletro nell’armadio.
Si chiamava Domenico ("barba Mini") il mio prozio, partito come tanti per l'Argentina, in cerca di fortuna, all'inizio del Novecento.
Oggi verrebbe definito senza dubbio un migrante economico, un temibilissimo “ladro di lavoro altrui”, uno che non aveva neppure diritto all'asilo politico, insomma: il peggio del peggio.
Per un po’ di tempo le cose gli sono andate bene ma poi il vento è cambiato ed alla fine ha deciso di ritornare a casa.
La verità è che come italiani ci dovremmo vergognare di come da qualche anno ci atteggiamo nei confronti dei migranti, e lo dovremmo fare anche come piemontesi, per nascita o di adozione.

lunedì 14 gennaio 2019

LA CAMERA RICORDA ENZO CAVAGLION, UOMO DELLA RESISTENZA CUNEESE E PIEMONTESE


Chiara GRIBAUDO (PD)
Enzo CAVAGLION
 
Commemorazione di CHIARA GRIBAUDO (PD) del 9 gennaio 2019 alla Camera dei Deputati.

Presidente, il 4 gennaio, all’età di novantanove anni, è venuto a mancare Enzo Cavaglion, uno dei più autorevoli e stimati esponenti della comunità ebraica cuneese e piemontese. Enzo Cavaglion fece parte del gruppo dei dodici che, insieme al fratello e guidati dall’eroe nazionale Duccio Galimberti, salirono a Madonna del Colletto, dando vita alla prima banda partigiana, Italia Libera, che confluirà, in seguito, nella formazione di Giustizia e Libertà, 1ª Divisione alpina.

lunedì 7 gennaio 2019

UNA DONNA NELLO SPIRITO DELLA RESISTENZA

Quando escono di casa, certe donne sono strepitose. Non voglio evocare le presenze eroiche scolpite nei monumenti lasciati dalla grande storia. E so di rischiare la prevedibile retorica a favore delle meno conosciute, le protagoniste oscure in terza fila. Quelle lontane dalle avvenenze della carta patinata e dei teleschermi. Quelle alla larga dalle leadership. Ugualmente, grazie alla “Resistenza perfetta” di Giovanni De Luna, provo a riattivare la memoria di Leletta d’Isola che, dal “Palas” della sua famiglia aristocratica e monarchica a Villar di Bagnolo, si gettò nella Resistenza partigiana. La sua esile figura di ragazza precocemente consapevole di una serena e irremovibile vocazione religiosa seppe originalmente incrociarsi con il dovere di combattere, non di aspettare.
 
Tra Barge, Bagnolo, Paesana, Montoso resistono boschi di faggio e di castagno, cascinali dal tetto di lose, sentieri rocciosi e funghi per grandi libagioni. Ma oggi questa terra è pacifico feudo leghista, capace di convivere con i cinesi che hanno trovato lavoro nelle cave di pietra, mentre i giovani del posto stanno al computer o vanno all’Università. Qui, nella valle Po ai piedi del Monte Bracco, la memoria della Resistenza è lasciata riposare come le ruote dei suoi vecchi mulini abbandonati. La potenza del suo esempio non agita le piazze. Non disturba la puntuale stanchezza delle cerimonie ufficiali. Non muove provocatori fermenti giovanili.

martedì 11 dicembre 2018

IL FASCISMO, CHIAMALO COME VUOI - TRA ANALOGIE TEMIBILI E IMPOTENZA DELLE INVETTIVE


Ma il pericolo fascista è un’esagerazione propagandistica? La ripresa dei moti di simpatia e di riabilitazione del ventennio sono un fenomeno marginale? Il vicesindaco di Vicenza minaccia la civiltà democratica quando cancella da una lapide commemorativa dei partigiani caduti ogni riferimento al nazifascismo per sostituirlo con un neutro richiamo alle “truppe d’occupazione”? O si tratta dell’innocua rivincita di un nostalgico da liquidare sul Manifesto con le rampogne del prof. Angelo d’Orsi?  E gli episodi di squadrismo che hanno colpito giornalisti, sindacalisti, animatori dell’associazionismo sono manifestazioni isolate o una strategia della violenza di fronte alla quale vale la pena attivare un’allarmata mobilitazione democratica?