martedì 12 aprile 2022
Un nuovo interventismo democratico?
venerdì 16 luglio 2021
martedì 30 marzo 2021
SOLIDARIETA’ A NONE
Una sottoscrizione fra amici ha raccolto una cifra di 750,00 euro a favore di Amref, 300,00 euro a favore della Croce Verde, 300,00 euro a favore di Medici Senza Frontiere e 120,00 euro a favore della Lega del Filo d’Oro.
Il totale della FESTAINROSSO e FONDAZIONE ORSO ammonta alla somma di 157,468 euro.
Nuove iniziative sono allo studio.
mercoledì 10 febbraio 2021
L'A.N.P.I. e il Giorno del Ricordo
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| Una serata di approfondimento di qualche anno fa |
martedì 2 febbraio 2021
Proposta di legge popolare antifascista a None
da alcune settimane ha preso il via anche nel nostro comune la raccolta di firme per una proposta di legge popolare, promossa dall’Anagrafe Nazionale Antifascista (con sede a Sant’Anna di Stazzema) contro la propaganda fascista e nazista.
C’è tempo fino al 31 marzo 2021 per recarsi in municipio (nel comune di residenza) presso l’Ufficio Segreteria e firmare tale proposta.
Puoi trovare tutte le informazioni sul sito www.anagrafeantifascista.it
domenica 1 novembre 2020
ANCORA SUI 35 GIORNI
Come mai Novelli, Revelli e Rinaldini non si stancano di precisare che il 14 ottobre a Torino non erano 40mila, ma 15mila o al massimo 25mila? Nella Torino del 1980 la sinistra degli amministratori, quella del sindacato, quella antagonista erano lacerate da numerose polemiche, ma a 40 anni di distanza – e non è un caso - si trovano unanimi nel rimuovere un dato scomodo: la sconfitta nacque anche dal fatto che, anche tutte insieme, quelle sinistre avevano perduto la rappresentatività della maggioranza degli operai.
I dirigenti sindacali vennero a indorarci la pillola e impiegarono 15 anni a riconoscere che quella fu una sconfitta al termine di una stagione di avanzate sociali. Nel 1994 Bruno Trentin scrisse che “ogni accordo esiste per come è vissuto dalla gente. E se l’accordo è vissuto come una sconfitta, anche se è stato approvato da un’assemblea, diventa due volte una sconfitta”. Franco Bentivogli vide che “c’era una realtà umana che aveva percepito in modo drammatico il destino che la attendeva, e non poteva cantare vittoria...un mondo gli crollava addosso”.
Già, ma da dove veniva quella sconfitta? I “duemila polacchi” - come li definì Salvatore Tropea - che resistevano ai cancelli furono orgogliosamente liberi di non piegare il loro pensiero ai comandi aziendali, ma rimasero prigionieri di una coerenza che impedì loro di riconoscere che non rappresentavano la maggioranza dei lavoratori. Anzi, da loro si erano progressivamente isolati. Ricordo la vergogna che provammo quando vedemmo arrivare i delegati delle fabbriche emiliano-romagnole chiamati a irrobustire presidi sempre più deboli perché sguarniti di operai e di delegati piemontesi. L’indebolimento della rappresentatività dei Consigli aveva origine in una loro crescente burocratizzazione. I delegati “sempre in permesso sindacale” si erano trasformati in un ceto politico indipendente che li faceva assomigliare troppo alle vecchie Commissioni Interne: avevano perso la capacità di dialogo e di unità da cui erano nati tanti contratti che noi gruppettari chiamavamo contratti bidone o giù di lì. Compromessi, cedimenti, mediazioni al ribasso eccetera.
Ci restavano gli sguardi ringhiosi ai picchetti, ma non ci chiedevamo quale solidarietà o comprensione potevamo ottenere dai torinesi che ai blocchi stradali dovevano fare un giro più lungo per andare al lavoro, a scuola, in ospedale, al supermercato o in palestra.
Certo che poteva andare a finire diversamente. Il giorno dopo l’accordo si poteva opporre il voto contrario delle assemblee all’intervento delle forze dell’ordine per rimuovere i presidi manu militari. Ne sarebbe nata una giornata memorabile di scontri, botte, arresti, sangue e forse peggio. Ma non una nuova corso Traiano, perché chi era partito da casa aveva messo il baracchino nella borsa. Era finita. Era finita.
Mario Dellacqua




