sabato 30 maggio 2009

MA QUANDO È COMINCIATA QUESTA BRUTTA FINE?

La presente nota non ha alcuna pretesa di obiettività.

Obiettivo sarai tu, io sono un tranquillo uomo di parte.


La fine di Solidarietà e progresso, da molti riconosciuta, ha molti padri riluttanti.

E’ l’ultimo frutto di un pigro processo degenerativo che ha prima svalutato e poi definitivamente espulso dalle liste militanza, appartenenze, impegno politico. Il risultato conclusivo ha invece valorizzato candidati intervistati dal leader o da suoi emissari e poi scelti in virtù delle loro potenzialità di raccoglitori di voti nel proprio ambiente sociale o famigliare. Contano sempre meno l’uguaglianza o l’affinità delle idee, le precedenti esperienze politiche comuni, la preparazione e la competenza maturata attraverso la partecipazione alla vita democratica.

Non ci sarebbe più la vecchia lotta di comunisti, democristiani e socialisti. Il contrasto sarebbe tra buon senso, bene comune e politica come servizio da un lato. Dall’altro ci sarebbero le ideologie, la politica come strumentalizzazione e come forma più alta di corruzione.

Curiosamente, l’attuale leadership di Solidarietà e progresso ha realizzato compiutamente questo disegno di emarginazione della politica che è sempre stato del centrodestra più retrivo e provinciale. Perciò, niente da stupirsi se si candidano in Solidarietà e progresso soggetti che non hanno alcun timore di dichiararsi apertamente di destra. Niente da stupirsi se il segretario democratico nel giro di pochi mesi offre la candidatura a sindaco a tre persone, ipotecando persino la legislatura 2014-2019 e poi dice, riferendosi a una quarta persona, “se si candida, la sostengo mio malgrado”. Il segretario democratico sembra evaso da una bocciofila. Niente da stupirsi se l’elegante opuscolo di Solidarietà e progresso mette in copertina la chiesa parrocchiale dei cattolici: un ammiccamento non so quanto involontario, ma certo di pessimo gusto. Niente da stupirsi se la candidata del centrodestra reclamizza il suo vantaggio di “non essere inquinata dalla politica”. In fondo non sarà l’ultima vittima della vittoria postuma del fascismo.

E’ evidente che io sono tra i grandi inquinatori. Infatti mi occupo di politica dal 1970 e da allora sto dalla parte di Giacomo Ulivi. Questo giovane fucilato a Modena nel 1944 scriveva che “la nostra colpa” sta nell’aver subito “un’opera ventennale di diseducazione politica che martellando da ogni lato, è riuscita a inchiodare in ognuno di noi dei pregiudizi: fondamentale quello della sporcizia della politica”. Grazie alla conclamata “sporcizia della politica” e all’odio per il Parlamento, un maestro di Predappio diede filo da torcere ai nostri nonni e genitori per una ventina d’anni.

Questo esito è responsabilità della leadership di oggi, ma anche di quella di ieri, cioè anche della élite cosiddetta storica dei cosiddetti padri fondatori. C’è però una possibile differenza: il vecchio gruppo si sta aprendo alla consapevolezza che questa malattia va riconosciuta con diagnosi impietosa e si è messo a cercare la prognosi più efficace per combatterla. Gli attuali amministratori delegati della premiata ditta, invece, non se ne sono neppure accorti. In pochi minuti hanno dichiarato morta SP, ne hanno fatto frettolosi funerali di terza classe e ne hanno proclamato la resurrezione nell’attesa della sua venuta. Si dicono entusiasti. Pensano già alla celebrazione di un solenne ventennale. Dunque non possono ravvisare la necessità di alcuna cura, giacchè scambiano per piena salute ciò che per altri è invece pericolosa malattia.

E invece la malattia c’è. E’ nell’improvvisazione, è nell’attesa del leader, è nella delega al momento elettorale come madre di tutte le battaglie. E’ nell’evaporazione della vita associativa che forgia le competenze e seleziona i leader attraverso lo studio, le relazioni libere e solidali, il dibattito che fa sbocciare i cento fiori del pensiero. Le amicizie si consolidano e si motivano nel comune lavoro . Si dovrebbe lavorare per la presenza sindacale nelle fabbriche, o per l’istruzione e l’autoeducazione permanente di tutte le età, o per iniziative di integrazione degli stranieri, o per la formazione di amministratori competenti nel bilancio partecipato, nell’urbanistica ecologicamente sostenibile e nel fisco equo. Siamo senza giornalisti che fanno inchiesta parlando con chi non sa scrivere. Siamo troppo timidi nel commercio equo e solidale e nella solidarietà con i popoli oppressi dalla fame e dalla guerra. Possiamo scoprire il benessere con i viaggi, la musica e il teatro. Naturalmente non tutto e subito, ma qualcosa di tutte queste cose ogni giorno dal basso, col tempo, con gli altri.

Davvero, io sono convinto che quella sia la malattia e che questi siano i rimedi. Mettiamoci in cammino e non lasciamoci stupire, demolire, intimidire e neppure entusiasmare (?) dagli esiti elettorali. Da lì nulla potrà aiutarci. Don Primo Mazzolari diceva che chi, per muoversi, aspetta una strada senza buche e senza tortuosità, in realtà è uno che non vuole muoversi.


None, 30 maggio 2009

venerdì 29 maggio 2009

Biscola - Simeone. Incontro cinema Eden

Serata di presentazione del programma delle due liste candidate alle elezioni comunali di None organizzata dalla Commissione Partecipazione e Cultura della Parrocchia di None in collaborazione con l'Eco del Chisone. In Modera Paolo Polastri. Intervengono le due candidate sindaco: Maria Luisa Simeone e Nadia Biscola.

martedì 12 maggio 2009

UNA RINUNCIA MA ANCHE UN IMPEGNO

  1. Abbiamo chiesto con le primarie di offrire ai cittadini la possibilità di scegliere il candidato Sindaco.
 Ci è stato detto di no.
  2. Abbiamo chiesto di definire in anticipo una Giunta di soli quattro assessori per ridurre i costi della politica e per dare un segnale di trasparenza e di rinnovamento, non di gara per le preferenze.
 Ci è stato detto di no.
Con questo doppio rifiuto, si è certificata la fine di Solidarietà e progresso. Il progresso resiste, ma coincide con la gara delle preferenze tra gli aspiranti ad un posto di assessore.

Scompare invece ogni traccia visibile di quella solidarietà che aveva dato origine a un’esperienza unitaria nata nel 1990 per le speranze di concittadini con idee socialiste, comuniste, cattolico-democratiche, laiche, ambientaliste, con o senza tessera di partito.

Di questi tempi, se ti limiti ad argomentare le tue richieste, difficilmente la spunti. Invece, le mediazioni ad oltranza si cercano con chi fa la voce grossa e tiene tra le mani una qualche arma di ricatto.

Noi non avevamo niente perchè tali metodi non appartengono al nostro stile di azione politica.


I nostri interlocutori di centrosinistra erano (sono):

a) sicuri di vincere;

b) sicuri che non avremmo mai spinto il conflitto oltre il limite della rottura.

Perciò i pesci in faccia ci sono arrivati con il sorriso sulla bocca.

Non presentiamo un’altra lista e sappiamo metterci da parte perché il nostro impegno politico è guidato dal senso di responsabilità, non dal desiderio di rottura o dal bisogno di avere un posto a tutti i costi.

Per senso di responsabilità noi intendiamo che non basta improvvisare 15 nomi da proporre il lista elettorale, che abbiano come unico legame la gratitudine con chi li ha messi lì.

Ma servono valori comuni, un percorso di crescita sui contenuti del programma, disponibilità e competenza. Siamo un gruppo giovane ma non abbastanza superbi da credere di possedere già adesso tutti questi requisiti.

Perciò accettiamo che siano altri ad andare avanti, anche se non ne condividiamo scelte o comportamenti.


Continueremo la nostra opera, comunque vadano le elezioni del 7 giugno, per favorire il controllo democratico della vita amministrativa e per favorire la partecipazione consapevole dei cittadini: essi non vanno considerati come schede elettorali ambulanti, ma rispettati come soggetti degni di concorrere ogni giorno alle scelte politiche con il conflitto o la collaborazione, con l’approvazione o la critica.


None, primo maggio 2009

Giuseppe Astore, Domenico Bastino, Giancarlo Bergia, Massimo Bonifazio, Roberto Cerchio, Mario Dellacqua, Laura Ferrari, Aurora Flesia, Massimiliano Franco, Giovanni Garabello, Diego Goitre, Raffaele Latiana, Fernanda Mazzoni,Cesare Micanti, Gianluigi Saccione, Simona Sola, Andrea Testa, Teresa Vigliotta

giovedì 30 aprile 2009

I pannni sporchi NON si lavano in famiglia

Chi siamo è un po’ difficile, ma è presto detto.

Con o senza tessera, siamo tutti piuttosto stanchi di essere stanchi di stare a guardare. Siamo una neonata banda di burattini e burattinai che quando maturano un pensiero collettivo al termine di una discussione, non lo tengono per sé, ma lo dicono in pubblico firmandosi con nome e cognome. Forti come voleva don Sturzo non so, ma certo abbastanza liberi per respingere il vecchio slogan che consigliava caldamente di lavare in famiglia i panni sporchi.

E no. In quelle famiglie si confezionano dal retrobottega le doppie verità: quelle che tutti possono e debbono sapere sono ben separate da quelle che molti è meglio che non le sappiano perché rischiano di capire all’incontrario e rischiamo di perdere il loro consenso. In questo modo si gettano le basi delle élites, dei potentati locali, dei notabilati che amministrano il potere dando una cosa a te e tu in cambio dai una cosa a me. Per carità, niente di illegale, ma è l’inaridimento della politica, il trionfo dell’immagine sulla sostanza, del superfluo sul necessario. Le attuali istituzioni respingono la gente, la allontanano, la dissuadono dal partecipare. Il cittadino è considerato come portatore di consensi da sottoporre a interventi di periodica manutenzione ordinaria o straordinaria, non come un soggetto che può concorrere con il suo pensiero e la sua azione alla gestione della cosa pubblica. Su questa strada ci ha incamminato il centrodestra. Però il cavaliere ha fatto proseliti a sinistra che la metà bastano. Invece, la migliore educazione alla vita politica è la partecipazione attiva. E cittadino è colui che è capace di governare e di essere governato.

Poiché scommettiamo sulla fiducia nell’intelligenza dei frequentatori di questo blog, non smetteremo di tramare in pubblico per sollecitare pensiero, azione, ricerca, nuove relazioni libere e solidali, iniziative concrete per democratizzare e migliorare la vita quotidiana. Pertanto non avremo paura di collaborare o di criticare, a seconda delle convinzioni che liberamente matureremo di volta in volta. Utilizzeremo le meravigliose possibilità di veloce circolazione d’aria fresca e di ricambio di idee offerteci dal giro dell’elettronica.

Non pretendiamo di moralizzare e bonificare la vita pubblica con la nostra parola, il nostro esempio o il nostro pugno sul tavolo. Nessuno di noi ha compiuto la “conversione dei cuori” o la “rivoluzione delle coscienze” di cui parlano i cristiani. E nessuno di noi sogna di possedere le virtù dell’”uomo nuovo” vagheggiate dai giacobini o dai comunisti che presero il potere nella Russia del ’17. Per fortuna. Non è uno svantaggio.

Abbiamo le nostre brave colpe da espiare. Appunto: vedrete che lo sapremo fare rifiutando di lavare in famiglia i panni sporchi. Anzi, li metteremo in piazza e li stenderemo pure.

E’ un desiderio di partecipazione costruttiva e libera a muoverci. Non un “imperativo etico”, ma un “imperativo eretico”, cioè il dovere di scegliere nel pluralismo. Io non sono sicuro che ciò in cui credo sia l’unica cosa vera. Forse è vero anche quello che pensa un altro. Il quale magari ha idee contrarie alle mie e io stesso domani potrei cambiare idea. Il dovere di scegliere in una situazione di incertezza permanente ti può portare all’indifferenza del senso cinico che travolge il senso civico, per dirla con Ilvo Diamanti. Ma ti può anche liberare creativamente verso continenti ricchi di relazioni non assillate da mediocri competizioni o da gare avide e avare per l’egemonia. Vedere in tutti la goccia di verità che può rispettare il mio torto di oggi, aiuta l’efficacia dell’azione perché la fonda sul concorso degli altri e si congeda da una malintesa centralità del proprio protagonismo. Siamo sempre lì: comandare obbedendo, camminare domandando, lavorare pensando. Con il tempo, dal basso e con gli altri.

venerdì 3 aprile 2009

Verbale della riunione di venerdì 3 aprile

Prendo l’accetta e faccio il verbale. Erano presenti Giuseppe Astore, Giovanna Baffa, Domenico Bastino, Mario Dellacqua, Laura Ferrari, Ferruccio, Aurora Flesia, Massimiliano Franco, Diego Goitre, Gianluigi Saccione, Nunzio Sorrentino, Spumante di Mario, The alla pesca di Diego, Teresa Vigliotta.

“La terza posizione, che prevedeva la rinuncia ad ogni mediazione e ad ogni iniziativa, è stata abbandonata da tutti, sia perché significherebbe lasciare gratis campo libero ad altri, sia perché priverebbe Giovanni della possibilità di completare il suo lavoro. Ho capito bene?”. Appunto, non ho capito bene. La frase virgolettata è infatti estratta dal verbale della riunione del 24 marzo che avete ricevuto. La riunione del 3 aprile si è aperta constatando la decisione finale di Giovanni di rinunciare ad ogni candidatura. Si è posta così fine ad un lungo tormento, capovolgendo le previsioni. Decisivo è stato scoprire che la formazione della lista era già completa e che non era possibile nessun inserimento oltre a quello di Giovanni e Teresa, che in quel contesto si sarebbero trovati isolati e privi di ogni ragionevole possibilità di incidere.

Beppe ha poi raccontato della riunione del Pd svoltasi la sera precedente. In quella sede è stata presentata la mediazione come un sacrificio del Pd che aveva subito la richiesta di un posto sicuro accordato, allo stato dei patti, solo a Giovanni e a Teresa, mentre tutti gli altri erano precari. Facile obiettare che se non voleva far stare come d’autunno sugli alberi le foglie i suoi uomini di fiducia, il segretario del Pd avrebbe potuto assicurare in anticipo il posto ad altri tre candidati dichiarandone in anticipo nome e cognome. Ma questa richiesta è stata respinta per “far decidere alla gente” e per non accedere alle pretese di chi aveva domandato le primarie.

La discussione si è successivamente sviluppate sulle prospettive della nostra azione. Ho proposto di prendere in considerazione l’idea delle dimissioni degli assessori in carica per rendere visibili le ragioni della nostra rinuncia. C’è il bilancio consuntivo e una delibera sul piano regolatore da approvare, dice Beppe, che però non ha alcun problema a dimettersi quando lo si decide. Teresa preferisce invece completare il suo mandato. Si è valutato la possibilità di dichiarare la rinuncia con un intervento al termine dell’ultimo Consiglio comunale.

Massimiliano ha suggerito di investire della questione anche Giovanni che sta attraversando un momento particolarmente difficile di drammatica e solitaria tensione: “non dobbiamo lasciarlo solo” ha detto Massimiliano. Molti dei convenuti insistevano sulla necessità di farsi sentire davanti alla popolazione, ormai incuriosita e molto attenta. “Non dobbiamo giocare di rimessa”, ha detto Nunzio Sorrentino. “Dobbiamo spiegare alla popolazione la nostra lotta per le primarie e il significato della nostra richiesta di una pubblicizzazione anticipata dei componenti della Giunta”, ha detto Diego. Anche Domenico dice che non dobbiamo stare zitti, anche se a questo punto è tramontata l’ipotesi della lista. “Non vogliamo prenderci la responsabilità di consegnare il paese in mano ai belusconiani – ha detto - ma non possiamo neppure tacere le critiche dure e costruttive che abbiamo da avanzare”.

Raccogliendo queste sollecitazioni, Beppe Astore redigerà la bozza di un comunicato il cui titolo sarà “le ragioni di una rinuncia”. Mentre la riunione volgeva al termine, abbiamo deciso che il comunicato sarà affisso nella bacheca di via Roma 11 e in piazza Cavour con un logo che Diego rielaborerà recante la scritta “Nonunomanoi”. Bisognerà trovare il modo di una diffusione più ampia.

Per Pasqua abbiamo deciso di riposarci e dedicarci ad altre via crucis. Per la prossima riunione ci faremo sentire.


Ciao Mario 5 aprile 2009


sabato 28 marzo 2009

Verbale della riunione di venerdì 28 marzo

Erano presenti Giovanna Baffa, Domenico Bastino, Giancarlo Bergia, Mario Dellacqua, Massimiliano Franco, Giovanni Garabello, Diego Goitre, Fernanda Mazzoni, Cesare Micanti, Nunzio Sorrentino, Teresa Vigliotta.

La discussione si è aperta alla luce delle riflessioni che ciascuno aveva sviluppato per conto suo nel corso della settimana. Con il solito timore, provo a sintetizzare le posizioni emerse.

La prima è favorevole ad accettare la mediazione prospettata, anche se si limita ad accettare la riduzione a quattro del numero degli assessori, ma non la pubblicizzazione anticipata della Giunta. In effetti, come ha fatto rilevare Giovanna Baffa, a questo punto non ha senso alcuna preferenza, trattandosi in ogni caso di soggetti ugualmente interessati a partecipare alla gara e a lasciare il resto sullo sfondo. Inoltre, la presenza di Giovanni nella Giunta e di altri amici disposti a sostenerlo nella lista e nel prossimo Consiglio comunale, può aiutare e rafforzare l’azione sociale del gruppo di sostegno critico che abbiamo in animo di costituire.

La seconda posizione ritiene invece che occorra abbandonare il terreno della mediazione per imboccare la strada di una seconda lista, che avrebbe ragionevoli possibilità di successo per due ragioni. 1) Ciò che resterebbe del centrosinistra sarebbe indebolito e difficilmente in grado di costituire una lista competitiva e autorevole; 2) La quasi certa spaccatura del centrodestra ci solleverebbe dall’accusa di agevolare il successo del centrodestra. Secondo questa tesi, sarebbe nostro dovere, prima civico e poi politico, presentare una proposta seria alla cittadinanza nonese anzichè subire il ricatto psicologico di chi considera l'amministrazione un'occasione di protagonismo, di carriera e di difesa del proprio seggio. Inoltre, gli spazi di manovra all’interno di una Giunta nata nel contesto delle attuali discussioni sarebbero ridotti. Si rischierebbe ben presto di lavorare in un clima ingestibile a vantaggio di ipotesi che non condividiamo. Meglio, pertanto, ricostruire una squadra su basi nuove.

La terza posizione, che prevedeva la rinuncia ad ogni mediazione e ad ogni iniziativa, è stata abbandonata da tutti, sia perché significherebbe lasciare gratis campo libero ad altri, sia perché priverebbe Giovanni della possibilità di completare il suo lavoro. Ho capito bene?

Mi sembra di poter concludere che, comunque vadano le cose, tutti consideriamo fondamentale la futura attività del gruppo che si è spontaneamente costituito nel corso delle ultime settimane. Esso potrà svolgere un ruolo decisivo se saprà esercitare un controllo democratico delle attività amministrative e se saprà costruire attorno a sé buone e sempre più numerose relazioni sociali, sganciate da logiche di carriera e attente invece alla dimensione etica dell’impegno politico. I campi di intervento sui quali lavorare e raggiungere risultati concreti sono alla nostra portata: lettura dell’albo pretorio, incontri su temi locali di interesse collettivo (ad esempio: come gestire il municipio ristrutturato a centro civico? con quali costi, con quale personale? come gestire sant’Anna?), istruzione popolare di stranieri e ragazzi in difficoltà scolastica, fondo di solidarietà per i licenziati, letture collettive e convegni con esperti per una permanente formazione e autoeducazione collettiva, viaggi di istruzione, serate musicali e teatrali, rafforzamento del ruolo del mondo. Questa dovrebbe essere l’attività extraconsiliare del gruppo di “Solidarietà e progresso” che in questi anni è stata completamente abbandonata per responsabilità di tutti e dunque anche di ciascuno di noi. Questa è l’origine delle nostre attuali debolezze e dei nostri limiti. Urge mettersi in cammino per superarli. Lo possiamo fare allegramente e senza ossessioni o ridicoli calcoli egemonici: siamo liberi e uguali, con o senza tessera, non in una logica di partito, ma in una logica di rete. In prima persona e al plurale. Sarà l’esperienza del lavoro comune per obiettivi concreti ad unirci e a rafforzarci. Se manterremo elevata la tensione ideale, saremo anche un buon esempio e addirittura ci divertiremo senza estenuarci in una militanza ripetitiva e snervante.


A proposito di autoeducazione collettiva: secondo me, bisogna parlare uno per volta. Non bisogna interrompere chi parla per parlare al posto suo e magari non lasciarlo finire. Non bisogna parlare in due mentre un altro sta parlando. Secondo me, parlare è difficile e bisogna rispettare chi fa la fatica di parlare.


P.S. In coda alla riunione, Diego propone di mantenere e anzi meglio motivare la richiesta dei quattro assessori dichiarati in anticipo, non rivolta all’entourage del sindaco attuale, ma ai cittadini perché misurino la qualità delle proposte in campo.


Ciao Mario 29 marzo 2009