lunedì 26 settembre 2016

SE I DIRITTI DEL LAVORO EVAPORANO.... UN OPERAIO D'EGITTO FA DISCUTERE ALL'ANGOLO

All'appello per un incontro di riflessione sulla morte di Abd Elsalam Ahmed Eldanf durante uno sciopero di lavoratori dei trasporti a Piacenza hanno risposto il 20 settembre all'Angolo di via Roma 11 Giuseppe Astore, Federico Ciaffi, Laura Ferrari, Christian Mussetti, Angelo Pibiri, Mario Vruna e chi scrive. Hanno invece inviato messaggi scritti Domenico Bastino, Loredana Brussino, Roberto Cerchio, Sara Garbo, Nino Nacci e Fabrizio Piscitello.

Ma che cosa è davvero successo? “Ci sono diverse versioni e la verità su quello che è successo sarà difficile da scoprire”, dice Loredana, mentre Christian ricorda che in ogni conflitto sindacale “il diritto di sciopero contrasta con il diritto di lavorare”. Secondo Angelo Pibiri la versione della Questura che parla di omicidio stradale non convince perché nei filmati è evidente che si trattava di una manifestazione sindacale, di uno sciopero e di un picchetto forzato con ogni probabilità su sollecitazione di uomini dell'impresa. Beppe Astore nota che accertare la dinamica dei fatti “spetta alla Magistratura e non a noi”. Comunque di certo so che era in atto una protesta per difendere il lavoro e – dice Loredana - in questo paese nel quale le lotte per il posto di lavoro sembrano ormai cause perse, che un lavoratore abbia perso la vita in quel frangente per me è una morte sul lavoro (ma non essendo infortunio alla sua famiglia non sarà riconosciuto nulla). Per questo merita da parte nostra un riconoscimento”.  

La vicenda rischia di essere dimenticata. “Non guardo molto la tv – scrive Fabrizio - e non utilizzo molto i media ma sono certo che non compariva così evidente come la vittoria dell'Inter” e aggiunge “Restiamo umani”.

Prendo la parola solo per ricordare che queste lotte scoppiano per combattere la precarietà dove il lavoro è dominato dalll'organizzazione di cooperative di comodo che spremono i lavoratori stranieri fino all'inverosimile potendoli agevolmente ricattare perché se si associano sindacalmente per reclamare i loro diritti rischiano di essere licenziati semplicemente cambiando il nome della cooperativa. La disponibilità di manodopera a basso costo è un ulteriore incentivo ai licenziamenti facili. “In queste cooperative fantasma, la tendenza all'autosfruttamento non ha più limiti e i diritti – dice Angelo - sono in caduta libera”. “Quando finirà questa corsa al ribasso?” chiede Mario Vruna. Per Beppe Astore è una guerra tra poveri ma bisogna fare quello che possiamo per lanciare un messaggio di solidarietà a tutto il mondo del lavoro, senza distinguere colore della pelle, religione, paese d'origine. E “nel mondo del lavoro che soffre” Beppe non trova solo le vittime del caporalato nella raccolta dei pomodori, “ma anche un tecnico costretto a rischiare il rapimento in Libia, un ingegnere costretto a lavorare in un container a 3.500 metri in montagna o nel deserto lontano da casa” da ascoltare e rappresentare come un socio lavoratore senza ferie mutua e diritti in una cooperativa finta, o un giovane con contratti di un mese alla volta in un'officina o in un ristorante.
I sindacati non sono capaci di ascoltare e rappresentare questo mondo. Ma nessuno di noi è andato a San Dalmazzo dove qualche mese fa questi lavoratori lottavano a dire loro anche solo buonasera. “Quando si stava meglio – dice Laura Ferrari – si pensava di poter fare a meno dei sindacati. Ora è evidente che da soli non si può contrattare nessun miglioramento e nemmeno la difesa della condizione attuale”. Christian dice che “le disuguaglianze aumentano e con la guerra tra poveri i fanatismi neonazifascisti aumenteranno ancora se i valori come la Costituzione o lo statuto dei Lavoratori non saranno difesi a dovere”. Federico Ciaffi dice che i sindacati hanno due enormi limiti: “La loro persistente divisione agevola lo strapotere delle imprese. Inoltre non hanno alcuna capacità di azione coordinata ed efficace a livello europeo”.
“I sindacati – scrive Roberto Cerchio -  sono sempre stati a tratti adeguati e a tratti per niente: basta andarsi a rileggere la "Gerusalemme rimandata" di Vittorio Foa.
Il merito dei sindacati di base in questo caso è di osar stare nei luoghi più difficili ma anche più cruciali per i diritti dei lavoratori più sfruttati.
Credo che sindacati e sinistre non possano permettersi di non stare dalla loro parte, pena la perdita della propria anima”.
La società sta diventando un deserto popolato di persone sole, disperate e incattivite. Domenico Bastino è però tutt'altro che in disarmo e così ci scrive: Sono confortato dal fatto di aver contribuito nel mio piccolo a mantenere accesa la fiammella della sinistra che difende un bagaglio culturale per cui definisce un dramma quello che è successo e non un incidente da ridimensionare per non turbare questo trionfo neoliberista”.
Purtroppo, “nessun governo europeo – dice Mario Vruna - si preoccupa di mantenere le tutele sociali e il diritto di voto convive con il ritorno a forme di lavoro servile e semischiavistico”.  “Una volta attraverso il lavoro si partecipava alla distribuzione della ricchezza e se ne poteva ottenere una parte con la contrattazione sindacale. Ora la finanza – interviene Beppe Astore - controlla progetti, decisioni e comportamenti delle imprese. Con le delocalizzazioni selvagge e il dilagare delle tecnologia il lavoro tende a scomparire. Bisogna trovare altri meccanismi di distribuzione della ricchezza. Per questo va raccolta la sfida che i Cinque Stelle hanno lanciato per l'introduzione di un reddito di cittadinanza”.
“Anche quest'ultimo incidente – scrive Nino Nacci - mi lascia sempre un amaro in tutto il corpo. Vi assicuro che convincere la gente a fare molto di più per il rispetto delle regole della sicurezza sul lavoro è molto dura. A volte si viene visti come rompic....Ve lo posso garantire, visto che per anni oltre ad essere un delegato sono stato anche responsabile della sicurezza in rappresentanza dei lavoratori”.

La serata si conclude approvando l'idea di destinare 100 euro per aderire alla sottoscrizione nazionale aperta in favore della famiglia del lavoratore ucciso. Si è anche deciso di preparare e affiggere un manifesto che lanci alla cittadinanza un messaggio di solidarietà con tutti quelli che lottano per un lavoro meno precario e più sicuro.

2 commenti:

  1. vi leggo sempre con attenzione, poi rifuggo nella distanza che
    corre tra None e Orbassano per giustificare l'assenza. La vita quotidiana riduce gli spazi comunitari. Tutti i giorni ci sarebbe da
    lottare e ciò non è possibile, ma neanche tutti i giorni a indignarsi
    in pantofole e sul divano è consigliabile. A voi il mio elogio perché
    la vostra parte la fate!. Io penso che la rassegnazione è uno dei
    mali da combattere, e tu lo dici bene quando riporti che:"...la
    società sta diventando un deserto popolato di persone feroci". Nelle ultime due righe ci inviti a non girarci dall'altra parte. Tutti
    i giorni con le nostre scelte orientiamo e avalliamo le condizioni di
    lavoratori, cercando sconti e promozioni. Mentre al mattino il
    > panettiere ci accoglie con un sorriso e ci vende la pizza o il panino appena sfornato e non è incazzato con noi perché ha dovuto lavorare tutta la notte c'è uno sterminato mondo sommerso che lavora nella logistica attraverso un complicato sistema di scatole cinesi dove chi comanda é il ricatto che c'è di sicuro uno che sta peggio di te e quel lavoro è disposto a farlo. Per me è anche l'occasione per inviarvi un sincero saluto. ciao Beppe Amato

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