mercoledì 17 gennaio 2018

ORIETTA BERTI E L’INTELLETTUALE DI PERIFERIA



L’irruzione di Orietta Berti nella campagna elettorale sarebbe l’ennesima prova del grado di decadimento raggiunto dalla politica italiana. Ma non è il caso di indignarsi troppo. Da un pezzo Orietta Berti è la traduzione musicale della filosofia dell’ottimismo dei qualunquisti. A sua insaputa, la sua barca guida comportamenti sociali orientati a cercare successo senza passare attraverso la partecipazione democratica. O meglio, senza tenere conto che gli altri esistono o, se esistono, sono un ostacolo da neutralizzare o schiacciare.
Me n’ero accorto verso il 2003.
Mi capitò allora di scrivere di Orietta Berti “con tutto il rispetto” presentandola come “la più efficace divulgatrice popolare di massime neoguicciardiniane”. Con tutta la mia ingenuità mi chiedevo se “davvero dobbiamo ubbidire per il futuro al destino che ci preparano i detentori della ricchezza e del potere”. Mi permettevo di osservare che “se è razionale ciò che è reale, mentre sarebbe utopico, falso o addirittura dannoso tutto ciò che aspira alla rottura del privilegio e alla critica del potere, si finisce per annullare la soggettività dell’uomo e si comprime la molla di ogni progettazione della riforma sociale. Al suo posto si insedia la dittatura comoda e amica di un pensiero obbligatorio sempre pronto, a tutte le latitudini, a far ponti d’oro alle penne del pavone e alla pace della pigrizia, come diceva Piero Gobetti”.
Concludevo che “la barca va, ma se la lasci andare ci porta al naufragio”. Il pensiero di Orietta Berti gode purtroppo di ottima salute e di notevole prestigio popolare. La rabbia contro la democrazia e l’odio per la casta vanno benissimo perché nutrono l’alleanza tra corruzione e attesa passiva di un leader che la cancelli. Non la darò mai vinta a Orietta Berti e darò una mano a tutti coloro che sapranno unire le loro energie morali per cercare la riforma sociale, la redistribuzione della ricchezza e del lavoro, l’ecologia nell’economia, il noi che aiuta l’io. Anche per queste ragioni ho aderito a Liberi e Uguali.
Chiedo scusa per l’immodesto e inelegante vezzo narcisistico dell’autocitazione, ma ogni tanto anche gli intellettuali di periferia (sono un autorevole intellettuale del Chisola) reclamano i loro piccoli diritti

Mario Dellacqua









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