Il Presidente dell’Associazione Nazionale Alpini, Sebastiano Favero, chiede che il 4 novembre “torni” festa nazionale.
Nulla da obiettare se, per solennizzare le celebrazioni, si desidera superarne lo spostamento alla domenica successiva (come stabilito dalla legge n.54 del 1977 e non dal 1976 come erroneamente scrive Favero nella sua lettera al Presidente della Repubblica).
Molto da obiettare, invece, se si aggiunge che la ricorrenza “unisce tutti gli italiani”, che è “la vera festa, la prima festa”.
Nulla da obiettare se, per solennizzare le celebrazioni, si desidera superarne lo spostamento alla domenica successiva (come stabilito dalla legge n.54 del 1977 e non dal 1976 come erroneamente scrive Favero nella sua lettera al Presidente della Repubblica).
Molto da obiettare, invece, se si aggiunge che la ricorrenza “unisce tutti gli italiani”, che è “la vera festa, la prima festa”.
Si dà il caso, purtroppo, che la sottolineatura apparentemente innocua non abbia trovato disattenta l’onorevole Giorgia Meloni. La sorella d’Italia non si è lasciata scappare l’occasione per proclamare che il 4 novembre “unisce tutti gli italiani”, mentre altre feste – è sottintesa la furbesca allusione al 25 aprile - sarebbero “divisive”.
La presente per suggerire un’attenzione e una pazienza.
Attenzione: il rispettabile grido patriottico cantato nell’inno del Piave “non passa lo straniero” non va offerto a chiunque voglia usare il 4 novembre al servizio dei suoi scomposti propositi di concorrere alla spartizione del voto guidato dalla paura per gli stranieri.
Pazienza: l’Italia repubblicana è nata con la Resistenza e il suo carattere antifascista è scolpito nella Costituzione. Il referendum del 4 dicembre 2016 ne ha confermato l’intangibilità e anche eventuali estimatori del ventennio devono rispettarla.
L’Italia che amiamo non è un’Italia qualunque, ma un’Italia liberata dalla dittatura e incamminata sulla via della giustizia sociale.
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