sabato 8 ottobre 2016

LA VACANZA DELLA PERSONALITA'

Nell'estate del 1943, un'adolescente è in vacanza con la famiglia sul litorale romano: un'occasione di libertà fortunosamente lontana dalle grinfie di un istituto religioso. Lì le suore la ospitavano ma sapevano tutto e vedevano tutto perchè ti frugano “nei vestiti e nei pensieri”. Per quelle religiose “ogni cosa è peccato”.
Sulla spiaggia le giornate scorrono senza disturbi come il tran tran del menage famigliare tra caffè, vino, gelati, carte da gioco, sigarette, biscotti e alterchi domestici con la matrigna e uno squallido entourage di parenti e amici. Se vivesse tra le nuvole, questa famiglia vedrebbe da vicino la minaccia degli aeroplani che portano le bombe da scaricare a Roma. Invece, questa famiglia ha imparato a farsi gli affari propri. Al massimo, mentre gli alleati avanzano dalla Sicilia e sbarcano a Salerno, si lascia distrattamente sfiorare dalle voci sempre più insistenti che parlano di un nuovo governo Mussolini. Ma è poco più di un rumore di fondo.
Protagonista è Anna, la figlia adolescente: un personaggio sconcertante che affronta la propria iniziazione alla vita sessuale cedendo all'invadenza senza scrupoli dei maschi. Lo fa senza stupore, con una remissività agghiacciante. La sua educazione sentimentale è una provocatoria e arida offerta della propria nudità. La sua sensibilità ottusa e piatta non ha scatti di dignitosa ribellione neppure di fronte al denaro che accetta dopo prestazioni prive di emozioni.
D'altra parte, la sua personalità svuotata dai brividi di ogni gioia e di ogni scoperta è una personalità in vacanza. Attenzione. Il suo non è un dramma esclusivamente femminile. E' il fedele corrispettivo di un'umanità asservita e protetta nel suo microcosmo dalle parole d'ordine del regime.
Quando viene chiamato a servire in armi la Repubblica di Salò, il giovane Armando, lo spasimante di Anna, si dice contento di andare in guerra. Sul lago, Salò è una località piena di “tedesche con voglia” dove si rischia l'avventura di un incontro con il Duce. Perciò Armando dice di non badare ai giudizi allarmanti sul fascismo di un soldato con le gambe amputate: uno così sfortunato vede tutto storto per forza. Piuttosto, “bisogna spazzarli i traditori, annientarli”. I suoi genitori lo incoraggiano: “non gli farà male. E' figlio unico e viziato” e ha “sempre troppi soldi in mano”.
Ma in realtà Armando non vuole partire perchè ha paura di morire e non vuole imparare a sparare. Ha paura di scappare perchè non sa se scappare dai partigiani, dagli alleati, dai tedeschi, dai suoi compagni o da se stesso.
Nel suo romanzo d'esordio, pubblicato nel 1962, Dacia Maraini esplora impietosamente questa umanità italiota, passiva e capricciosa, con le sue performance di mediocrità e il suo repertorio di dissimulazioni.
Nella sua prefazione, Alberto Moravia ha scritto che la protagonista femminile è un personaggio “molto moderno” perchè vittima di una totale alienazione: “parla in prima persona e tuttavia non conosciamo i suoi pensieri perchè, probabilmente, non li conosce lei stessa, cioè non li pensa”. Per Moravia, l'esordiente Dacia Maraini si rivelava una scrittrice realista perchè mostrava di amare “la realtà per quello che è e non per quello che dovrebbe essere” e perchè “non si ritrae(va) di fronte ad alcun aspetto per quanto imprevisto di questa realtà”.

Mario Dellacqua

DACIA MARAINI, La vacanza, Lerici editori, Milano, 1962, pag.196.

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