domenica 14 ottobre 2012

I nuovi volti della povertà


Ecco che cosa scriveva il Cisa nella Relazione previsionale e programmatica per il triennio 2010-2012. Che cosa è cambiato in meglio o in peggio?Come e chi può intervenire con la necessaria efficacia?

Nell’ultimo biennio si è parlato molto di “povertà”, non sempre è chiaro però di che cosa e di chi si sta parlando. Molto si è detto sul rischio di impoverimento di ceti sociali che si riteneva fossero al riparo da tale eventualità, non altrettanta attenzione è stata però rivolta alle migliaia di famiglie che già si trovano al di sotto della linea ufficiale della povertà assoluta e relativa, per le quali è evidente la difficoltà di arrivare a fine mese e urgente l’intervento di adeguate politiche di sostegno.
Gli ultimi dati ufficiali diffusi dall’Istat (ottobre 2006) sull’andamento dei consumi nel 2005 indicano l’11,7% delle famiglie italiane si trova al di sotto della linea convenzionale di povertà relativa, che per una famiglia di due persone equivale a una spesa mensile inferiore a 920 euro, con una oscillazione tra 552 euro per una persona sola e 2.208 per una famiglia di sette o più componenti; nel complesso sono risultate a rischio di povertà relativa 2,7 milioni di famiglie, pari a 6,8 milioni di individui.

Al di là di alcune variazioni minimali, il dato di fondo è che nel nostro Paese l’incidenza della povertà è rimasta sostanzialmente inalterata dal 1997 al 2005. Le limitate politiche di contrasto non riescono a invertire stabilmente la rotta, anche se va riconosciuto che i soggetti in povertà non sono sempre gli stessi: alcuni escono stabilmente dopo esserci rimasti per un breve periodo, altri vi ricadono dopo esserne usciti, altri infine (circa il 4% del totale) restano per più anni prigionieri dell’indigenza che diventa cronica.
Ad essere più colpite dal rischio della povertà restano le famiglie numerose, con cinque o più
componenti, e le famiglie con tre o più figli minori (con livelli di povertà pari, rispettivamente, al 23,9% e al 26,1%), a conferma del fatto che la decisione di avere più figli sottopone le famiglie a maggiori rischi di indigenza a causa di meccanismi redistributivi che non tengono conto delle risorse pro capite disponibili in ciascun nucleo familiare.
Le famiglie meno abbienti sperimentano difficoltà economiche soprattutto per pagare l’affitto, le
bollette, i debiti accumulati; fonte di ansia è anche l’impossibilità di fare fronte a spese impreviste, al pagamento delle tasse, all’acquisto di indumenti e beni per la casa. In tale contesto colpisce il fatto che una parte non piccola delle famiglie dichiari di incontrare almeno qualche volta in un anno problemi ad acquistare anche il cibo necessario per vivere.
L’indagine sui consumi delle famiglie del 2002 aveva identificato quasi quattro famiglie su 100 in
stato di bisogno per spese alimentari, con un’incidenza del 2,5% nelle regioni del Nord e del 5,6% nelle regioni del Mezzogiorno. La terza indagine pilota del progetto Eu-Silc, condotta nel 2003, conferma l’esistenza di questo problema, ma segnala che è avvertito da un minor numero di famiglie: il 2,3% su base nazionale, senza grandi differenze tra quelle che abitano nelle regioni del Nord (2,2%), del centro (1,7%) e del Mezzogiorno (2,9%).
Si tratta di un fenomeno ancora imponente, che coinvolge oltre 600 mila famiglie e circa 1,8 milioni di individui di tutte le età, non è però azzardato supporre che i segnali di miglioramento siano in parte riconducibili a un più sistematico intervento degli oltre 7.500 enti convenzionati con la Fondazione Banco alimentare ONLUS che distribuiscono ogni giorno cibo a 1,2 milioni di persone in stato di necessità.
Per sconfiggere anche la povertà alimentare sono necessarie azioni coordinate tra tutti gli attori pubblici, privati e del terzo settore, che di fatto gestiscono le politiche sociali, ma è anche importante  coinvolgere ogni cittadino in concreti gesti di condivisione, di aiuto e di carità cristiana come quelli proposti attraverso la giornata nazionale della colletta alimentare, che si svolge presso i supermercati.

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